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Attacchi di panico e come gestirli

Nelle consulenze e negli sportelli d’ascolto, spesso adulti e ragazzi ci riferiscono di avere attacchi di panico. Questi episodi sono diversi da altre tipologie di ansia perché sono molto intensi e durano poco (da 5 a massimo 20 minuti). E’ uno stato di attivazione naturale che si accende di fronte ad una situazione  avvertita come pericolosa.  La reazione istintiva ad una minaccia è un’eredità biologica che ci accomuna agli altri mammiferi. Se vivessimo ancora nelle foreste o nella savana, di fronte ad un pericolo sarebbe utile reagire con attacco, fuga o blocco. Le sensazioni fisiche che si sperimentano sono personali. Riportiamo qualche esempio, anche se spesso le persone ne avvertono solo 4 o 5, sicuramente non tutte quante!

  • Palpitazioni,
  • aumento della respirazione,
  • difficoltà a respirare,
  • aumento/calo della pressione sanguigna,
  • debolezza muscolare,
  • tensione muscolare,
  • nausea,
  • fastidio/dolore allo stomaco,
  • bocca secca,
  • nodo alla gola,
  • pressione al torace,
  • cefalea da tensione,
  • fastidio alla pancia,
  • sensazione di dover fare la pipì,
  • rossore o pallore in volto,
  • sudorazione,
  • tremore
  • vampate di caldo e freddo,
  • vertigine/sbandamento.

Il nostro corpo è programmato per attivare questi processi, così l’attacco di panico non è altro che un sistema di emergenza. Questa reazione diventa un problema perché la maggior parte degli esseri umani oggi non vive più a stretto contatto con la natura; quindi, nel mondo contemporaneo e occidentale, quel sistema si attiva per paure di fronte a stimoli soggettivi e sociali, più che minacce fisiche.  La sensibilità con cui vibra il nostro sistema di emergenza dipende da diversi fattori, per esempio:

  • aspettative disattese,
  • carenza di autostima,
  • relazioni conflittuali con amici/famigliari/colleghi/insegnanti/compagni,
  • situazione di forte competizione,
  • assunzione di eccessivo carico di responsabilità,
  • richiesta di prestazioni alte da ottenere in poco tempo e senza gli adeguati strumenti,
  • periodo di vita stressante,
  • percezione di avere poche capacità di fronteggiamento,
  • ecc.

Cosa possiamo fare quando si attiva questo sistema di emergenza? Vi riportiamo alcune utili indicazioni basate su decenni di ricerca scientifica nel campo.

  1. Individuare esattamente quando capitano gli attacchi di panico

Spesso si ha la sensazione che avvengano in modo casuale; invece, riflettendo, si realizza che per ogni persona ci sono degli specifici momenti. Quindi, bisogna domandarsi se capitano maggiormente a scuola/lavoro o a casa, al mattino, al pomeriggio o alla sera, durante la settimana o nei week end, quando bisogna fare delle specifiche attività, etc. In questo modo si circoscrivono.

  1. Fare un elenco di tutte le proprie risorse

Questo elenco bisogna farlo in un momento di tranquillità. In alcuni casi, può essere utile chiedere a chi ci conosce meglio di indicarci quali sono le nostre qualità. (I complimenti fanno sempre piacere, ndr.)

  1. Non abbandonare il campo con l’attacco di panico

C’è chi pensa che quando avviene un attacco di panico, bisogna per forza spostarsi in un altro luogo. Eppure, abbiamo un elenco di risorse che ci sostiene nel rimanere e fronteggiarlo!! Quindi, come i guerrieri, rimaniamo e lo affrontiamo. Nei prossimi 2 punti vediamo come.

  1. La respirazione deve essere solo di naso

La respirazione naso-bocca va benissimo nello sport, ma non quando bisogna affrontare un attacco di panico. L’aumento della respirazione comporta un aumento dell’ossigeno nella gola, nei polmoni e nel sangue. Di conseguenza la gola sarà più secca ed è più facile che vengano le vertigini. Per ridurre l’apporto di ossigeno e, quindi, di queste spiacevoli sensazioni, è necessario inspirare ed espirare sempre con il naso.

  1. Descrivere tutto ciò che c’è intorno

La descrizione funziona meglio se viene scritta su un foglio di carta o sul telefono. Spesso l’agitazione aumenta in presenza di pensieri negativi. Se spostiamo l’attenzione ad altro, anche le sensazioni sgradevoli se ne andranno.

Questi punti possono essere un sostegno come primo intervento. Se gli attacchi di panico persistono nel tempo, è necessario rivolgersi ad un terapeuta per affrontare -con un aiuto specializzato- questa battaglia. La terapia può lavorare direttamente sulle sensazioni fisiche, attraverso tecniche di mindfulness, training autogeno o ipnosi. In aggiunta o in alternativa, il percorso può concentrarsi sul pensiero e le emozioni, lavorando sulla percezione degli stimoli, sull’immagine di se stessi e/o sulla scelta delle azioni messe in campo per fronteggiare l’attacco di panico.

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A cura della Dott.ssa  Valentina Albano, psicoterapeuta Casa dello Studente

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