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Il Cyberbullismo e le sue definizioni

Il cyberbullismo è una variante del fenomeno del bullismo tradizionale. Il termine si riferisce ad atti volontari e ripetuti danni inflitti attraverso l’uso di dispositivi elettronici. E’ stato coniato dal docente canadese Bill Belsey e oggi raggiunge il 34% del fenomeno tradizionale. Il cyberbullismo, a differenza del bullismo in cui il bullo si confronta faccia a faccia con la vittima, rinforza il danno alla cyber vittima a causa della natura virtuale del cyber spazio; in esso, il bullo può nascondersi dietro uno schermo, umiliare la vittima e divulgare a un vasto pubblico e in modo anonimo, senza la paura di essere scoperto e punito.

Ci sono diverse modalità entro le quali si manifesta questo tipo di comportamento e conoscerle permette di gestirle con maggiore consapevolezza. Vediamole nel dettaglio: quando si parla di flamming si fa riferimento all’invio di messaggi violenti e volgari allo scopo di suscitare conflitti verbali fra due o più utenti della rete. L’intento, in questo caso, deve essere proprio quello di inviare un messaggio deliberatamente ostile per accendere una discussione verso un singolo o una comunità. L’harassment è il fenomeno delle molestie perpetrate tramite canali di comunicazione di massa con azioni, parole, comportamenti persistenti, indirizzati verso una singola persona, che causano disagio emotivo o psichico; si parla invece di cyberstalking quando s’intende descrivere tutti quei comportamenti che, mediante l’uso delle nuove tecnologie, sono attuati per perseguitare le vittime allo scopo di infastidirle e molestarle, a tal punto da non farle più sentire al sicuro neanche tra le mura domestiche; la denigration è la divulgazione in rete o tramite sms di notizie false o dispregiative, allo scopo di danneggiare la reputazione o le amicizie di colui che viene preso di mira. Le tecnologie digitali permettono di raggiungere questo obiettivo con estrema facilità e rapidità: in poco tempo una vastissima platea potrà prendere atto di queste affermazioni diffamatorie; si parla, poi, di impersonation quando il persecutore si appropria dell’identità virtuale della vittima e compie una serie di azioni che la mettono in difficoltà relazionale o in imbarazzo; la letteratura, inoltre, descrive il tricy o outing la cui peculiarità sta nella premeditata intenzionalità di ingannare la vittima. In questo caso il cyberbullo si guadagna prima la sua fiducia, reperendo confidenze private e materiale personale, poi diffonde tali informazioni al fine di danneggiare la sua reputazione; l’exclusion consiste nell’escludere intenzionalmente un altro utente dal gruppo di amici o da chat o giochi interattivi; e, infine, l’happy slapping è un fenomeno giovanile osservato per la prima volta nel 2004 in Inghilterra dove un gruppo di ragazzi scoprì di divertirsi tirando ceffoni agli sconosciuti. La versione cyber consiste nel videoposting, cioè la diffusione del video, dove la vittima è ripresa mentre subisce violenza psichica e fisica.

Tutti questi comportamenti, dunque, ognuno a suo modo, definiscono il rapporto specifico tra vittima e bullo creando le stesse dinamiche che si ascrivono al fenomeno del bullismo, ma utilizzando internet come principale strumento di divulgazione.

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A cura della Dott.ssa Stefania Ciaccia, Psicologa Pool Casa dello Studente

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