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La personalizzazione e l’individualizzazione dello studio

Gli esseri umani trasmettono conoscenze e formano le generazioni successive nell’acquisire nuove competenze, probabilmente, da quando è iniziata la specie. Si suppone che intorno al 2000 a.C., con gli Egizi, sia stata fondata la scuola come istituzione preposta a questi compiti. A partire dal XVIII secolo vennero istituite scuole pubbliche gestite dallo Stato nei paesi europei. L’insegnamento utilizzate nei primi 2-3 secoli e definite oggi “tradizionali” avveniva con le lezioni frontali: quindi, i contenuti venivano proposti a tutti gli alunni in un unico modo e l’insegnante aveva un ruolo centrale e autoritario.

Negli ultimi decenni, la società intera ha cambiato e sta ancora cambiando il modo in cui viene inteso il rapporto tra adulto e bambini o ragazzi sia nei contesti quotidiani sia nell’istituzione scolastica. Nell’istruzione, in particolare, si è incominciato a vedere ciascun studente come titolare non solo di doveri ma anche di diritti.

Quindi, gradualmente si sta considerando come rilevante il fatto che ogni alunno abbia particolari caratteristiche, che implicano difficoltà, risorse e potenzialità. Inoltre, il mondo della scuola, la famiglia e gli altri enti che si occupano di educazione e formazione stanno costruendo una rete per andare incontro alle peculiarità di ciascuno studente.

Nell’istruzione, quindi, si sta operando per andare incontro ad una individualizzazione della didattica e, per la maggior parte, è sufficiente trovare metodologie e canali di insegnamento basati sulle caratteristiche dello studente, senza la necessità che professionisti esterni definiscano quali siano queste caratteristiche. Talvolta, invece, la scuola riunisce i propri esperti o richiede agli specialisti esterni di prospettare un quadro preciso per alcuni studenti a partire dal quale è possibile definire obiettivi e modalità di insegnamento. Rispetto a questa situazione il parlamento, il MIUR, gli ordini professionali e le Consensus Conference offrono normative e linee guida da seguire nella personalizzazione della didattica che prevede strumenti e misure definiti per ciascun studente in modo da garantire a tutti il diritto allo studio.

Il diritto allo studio è il presupposto per la formazione della persona nella crescita così che possa raggiungere l’obiettivo generale di “diventare titolare di diritti e doveri civili e raggiungere il proprio benessere psico-sociale” attraverso i seguenti obiettivi specifici:

accrescere la conoscenza di Contenuti;
sviluppare Sistemi di Competenze, ovvero l’insieme dei processi (azioni e pensieri) che potenzialmente una persona può mettere in atto per raggiungere uno scopo.

Questo sviluppo, che sta coinvolgendo il mondo scolastico e tutte le figure che vi entrano in relazione, non sempre è lineare. In alcune circostanze gli insegnanti fanno fatica a comprendere come andare incontro alle esigenze dello studente, in altre l’accordo educativo e formativo tra genitori e insegnanti è critico, in altre ancora lo studente ha difficoltà a posizionarsi all’interno di questo complesso sistema. Per questo, a volte è necessario un intervento da parte di un consulente nella scuola attraverso laboratori rivolti a genitori, studenti e/o insegnanti. Altre volte è possibile fare affidamento su enti esterni che supportano lo studio dei ragazzi definendo strategie e metodologie specifiche definite sulle particolari esigenze formative ed educative di ciascuno studente.
“Occorre che la scuola stia attenta a tutti, ma.. non lo può fare [in modo completo] perché l’idea di classe che ancora c’è oggi non lo permette [soprattutto per la numerosità degli alunni, ma non solo]. E se ci fossero gruppi più ristretti? Se tutti, per esempio, venissero smistati in gruppi dove vengono messi insieme quelli con stili di apprendimento simili, doti simili, tempi simili? Se si facessero gruppi simili in certe materie e poi si facessero gruppi diversi per altre materie? Se scomparisse il bisogno omologante del gruppo rigido dove tutti devono adeguarsi ad un unico metodo di insegnamento?”

Nel modo della scuola effettivamente siamo ancora un po’ distanti da questa idea proposta dal prof. Marco Vinicio Masoni nel libro “Ci è o ci fanno?” (p. 21). Nella nostra associazione, invece, abbiamo interpretato questa indicazione estendendola anche ai processi di insegnamento-apprendimento extrascolastici.

I tavoli con i tutor sono organizzati raggruppando i ragazzi a seconda delle materie da affrontare e delle loro caratteristiche. Inoltre, vengono individuate metodologie calate maggiormente alla specifica situazione e utilizzate in un tavolo con un tutor e due/quattro ragazzi. L’acquisizione di contenuti e competenze avviene in affiancamento al tutor e lasciando spazi di sperimentazione personale: da una parte il ragazzo la possibilità di mettere in pratica in prima persona le strategie insegnate e dall’altra ogni passaggio viene monitorato e/o supportato dal tutor. Questo avviene facendo sempre riferimento ai programmi seguiti dai ragazzi a scuola e considerando sempre la rete di collaborazione con professori/maestri e genitori.

Dott.ssa Valentina Albano, Responsabile equipe DSA/Bes, Casa dello Studente

Fonti:

Bergamo A. e M. V. Masoni, Ci è o ci fanno?, Aldenia Edizioni, 2014.

Sellini M., Ragazzi che odiano la scuola, Bresciabimbi (rivista on line).

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