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Mamma, papà: non ho voglia di studiare!

Di seguito, una sintesi dell’intervento Interno al Festival “Ti incontro!“, Organizzato da ConfCooperative Brescia l’1 giugno 2019, piazza Tebaldo Brusado – Brescia

Il Festival “Ti incontro!” è stata una occasione per incontrare la cittadinanza, raccontare la nostra esperienza e rispondere alle richieste di informazioni. L’intervento si è incentrato sulle domande frequenti che le famiglie ci hanno posto nella ormai decennale esperienza della Casa dello Studente. Una delle ragioni per cui bambini e ragazzi si iscrivono nei nostri centri è che da soli a casa non completano i compiti e studiano molto poco. Partendo dal principio, bisogna ricordare quali sono le ragioni per cui vengono assegnati i compiti a casa. Di seguito le riportiamo per punti:

  • potenziamento di abilità (memoria, calcolo mentale, comprensione, pensiero astratto, comunicazione, problem solving, …);
  • consolidamento e rielaborazione conoscenze;
  • esercizio dell’autonomia, per insegnare allo studente a “farcela con le proprie gambe”;
  • sviluppo dell’autostima, se lo studente riesce a raggiungere dei risultati da solo, questo fortificherà la sua sicurezza.

La scuola lancia delle proposte di apprendimento… i compiti e lo studio pomeridiano servono per consolidarle. L’obiettivo di questa formazione è accompagnare lo studente nel diventare una persona indipendente, capace di vivere la propria vita in modo soddisfacente e seguendo le norme civiche condivise dalla società. Per questo è fondamentale che ci sia un’alleanza tra le due istituzioni che si occupano di educare bambini e ragazzi: la scuola e la famiglia. Soprattutto quando i compiti e lo studio pomeridiano non vengono attuati adeguatamente…

Nel corso degli anni, le famiglie ci hanno raccontato di situazioni molto simili: un circolo vizioso da cui sembra quasi impossibile uscire. Ogni giorno si ripete un rituale di litigi tra i genitori che invitano -con insistenza- a mettersi sui libri e i figli che rispondono “tanto non c’è niente da fare per domani”. I litigi proseguono e i toni si fanno sempre più accesi… Così, anche se vengono conclusi i compiti, il rapporto genitori-figli diventa sempre più ruvido: i primi partiranno sempre con il pensiero “non studia abbastanza” e i secondi con l’idea che i genitori “parlano sempre e solo di quanto studiare a scuola”.

La Casa dello Studente si pone come mediatore tra le parti offrendo un contesto esterno, dove bambini e ragazzi possono essere seguiti nell’apprendimento con professionalità. Questo consente di ampliare i discorsi in casa, rasserenare i clima e offrire ai ragazzi un ventaglio più ampio di temi su cui riflettere e su cui costruire la propria identità. Ci sono poi alcuni accorgimenti da tener presente in casa per spezzare il circolo vizioso e evitare di rientrarci.

TRAPPOLE DA EVITARE

Alcuni genitori -soprattutto di studenti alla scuola primaria- arrivano ad essere estenuati dalle discussioni, continue e frustranti. Immersi in questa dinamica pensano che la soluzione più semplice e immediata sia quella di suggerire le risposte per gli esercizi ai figli… Di solito questa modalità viene attuata in buona fede, ovvero con l’intenzione di alleggerire il carico dei bambini e terminare il prima possibile per consentire a tutti di fare altro. Sul lungo termine questa scelta non paga mai, anzi! Innanzitutto, quando gli studenti dovranno dimostrare nelle prove scolastiche le proprie competenze e le proprie conoscenze, non sapranno farlo perché non le avranno consolidate. Inoltre, in questo modo i bambini non si abituano allo sforzo; così si troveranno spiazzati, quando il carico sarà maggiore e i genitori non sapranno più suggerire le risposte alle domande più tecniche e specializzate.

Ci sono altre trappole in cui si cade vinti dall’esasperazione. Queste scelte vengono compiute sempre in buona fede…perché magari si parte con l’idea che siano utili, ma manca la consapevolezza di quanto invece possano nuocere. Parliamo di due modalità che ad un primo acchito sembrano perfette, ma quando poi si ragiona sugli effetti, ci si rende conto di quanto sono disfunzionali:

  1. Le punizioni colossali che poi sul lungo termine non possono essere portate avanti e danno ai ragazzi l’idea che possono fare quello che vogliono senza ripercussioni (ex. “ti tolgo il telefono per un mese” e poi dopo 3 giorni viene riconsegnato per i lamenti del ragazzo e perché in fondo serve anche al genitore contattare il ragazzo durante il giorno);
  2. Le promesse che suonano come ricatti e che fanno solo sentire più in ansia i ragazzi (ex. “se prendi 8 ti porto a Gardaland”)

PONTI

Cosa fare allora per costruire un ponte tra la sponda del genitore e quella de figlio, sul fiume delle difficoltà?

Abbiamo selezionato due modalità che sono risultate efficaci, non solo nei centri di supporto allo studio, ma anche nelle consulenze genitoriali e, in generale, nella ricerca scientifica.

  1. Ai bambini e ai ragazzi serve sapere di essere compresi. Se diciamo loro che la scuola “è facile” o “è bella”, penseranno che siamo ubriachi, che mentiamo oppure che loro sono stupidi. E’ importante far loro capire che sappiamo quanto la scuola sia faticosa, che alcune materie sono noiose e che ci sono argomenti difficili. Spesso è utile raccontare anche i propri momenti critici di quando eravamo studenti… In aggiunta a questo è necessario comunque aggiungere che in ogni caso la scuola va fatta, come dovere e responsabilità, tanto quanto il papà cucina la cena ogni sera o la mamma va a fare la spesa.
  2. I premi per bambini e ragazzi sono importanti perché rinforzano le loro qualità, ma è importante scegliere come farli. Per esempio, i complimenti con parole o abbracci spesso sono molto più efficaci dei regali, perché consolidano il legame genitore-figlio. Comunque, se si scegliere di fare un regalo, questo va dato dopo, non promesso prima! Poi bisogna scegliere i successi giusti da premiare. Spesso ci concentriamo sul dito e non riusciamo a vedere la Luna…pensiamo che sia più importante il voto, rispetto all’impegno nei compiti. Eppure questo alimenta l’ansia nello studente, che finisce per bloccarlo nello studio. Se diamo risalto a quanto ha lavorato di pomeriggio, invece, sosteniamo la sua capacità di resistenza e la sua autostima. Infine, è importante definire una scaletta di obiettivi e sostenere lo studente ad ogni piolo: se all’inizio studia solo 30′ al giorno e poi inizia a concentrarsi per 1h per almeno qualche pomeriggio…è lì che bisogna esprimere il proprio orgoglio, senza pretendere che arrivi subito a studiare tutti i pomeriggi 3h.

Sappiamo quanto faticoso sia accompagnare bambini e ragazzi nella crescita. Siamo umani, quindi, a volte queste indicazioni possono sfuggirci: l’importante è tenerne conto nella maggior parte dei casi! Spesso è utile immaginarsi come un allenatore con il proprio atleta per prepararlo a correre la gara della vita.

Per ulteriori suggerimenti su come supportare lo studio pomeridiano, vi invitiamo ad iscrivervi alla nostra newsletter: riceverete in omaggio l’e-book “SOS compiti a casa”.

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A cura della Dott.ssa Valentina Albano, psicologa Casa dello Studente

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