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Trasgredire il Destino, un’anteprima del workshop

Incontro: sabato 11 maggio 2019, ore 11.00, presso la sala della gloria
Università del Sacro Cuore di Brescia

Nell’ultimo secolo si è osservato un passaggio dal collettivo all’individuale. E’ nel novecento che assume importanza l’identità personale. Oggi tutti vogliamo esprimere la nostra opinione personale a voce, o come sempre più spesso accade, sui social network. Oggi chiediamo di essere osservati come individui singoli, con caratteristiche distintive rispetto a tutti gli altri. Il secondo grande cambiamento avvenuto negli ultimi decenni è la flessibilità. Oggi abbiamo molte più occasioni per scegliere come costruire l’identità… spesso però non ne siamo consapevoli. Se pensiamo al mondo come era giusto un secolo fa, solo una manciata di persone si chiedeva cosa avrebbe fatto da grande: la stragrande maggioranza non si poneva proprio la domanda. I figli facevano i mestieri dei padri e delle madri, assumevano la stessa postura, pronunciavano gli stessi proverbi e raccontavano le stesse favole. Ci si replicava con poche variazioni da una generazione all’altra. Oggi invece -prima da bambini, poi da ragazzi e adulti- tutti ci impegniamo a capire chi siamo e chi diventeremo. Perché? Perché così diventiamo riconoscibili: io sono Stefania, disponibile a dare una mano nel momento del bisogno, pignola quando si tratta di organizzare attività e curiosa nell’affrontare sempre nuove esperienze. Noi impariamo presto che per essere riconoscibili dagli altri dobbiamo fare sempre le stesse cose: bisogna comportarsi in modo abituale. Così, se io voglio essere riconosciuta e voglio riconoscermi come Stefania, quando mi chiedono una mano darò un aiuto, quando si tratta di organizzare una gita guarderò tutti i dettagli e quando si tratta di andare in un nuovo museo osserverò con attenzione e passione ogni quadro. Ora pensiamo a cosa può succedere se una persona viene notata soltanto o prevalentemente quando riflette ed è malinconica, oppure quando si infastidisce e risponde con toni accesi, oppure quando è molto vivace e fa tante cose al giorno … Cosa può succedere se le diamo attenzione solo in queste occasioni? E dare attenzione significa anche: parlare (discutere, recriminare, …) solo o prevalentemente in queste circostanze. Questa persona, pur di essere notata, pur di essere riconosciuta come Giovanni o come Francesca, continuerà a fare quelle cose. Continuerà a presentarsi come depressa, ansiosa, evitante, antisociale, … nonostante vivere in quel modo la faccia star male. Perché? Perché la sua paura inconsapevole è di perdere la propria identità.

Sembra quasi un destino segnato… E allora, cosa possiamo fare?

Oggi si sono moltiplicati i contesti sociali e delle relazioni: molti più amici e gruppi, a volte persino attraverso l’Italia, l’Europa e il mondo. Siamo in una società che consente di osservare ogni persona con maggiore attenzione e notare tutte le sue sfaccettature. Così ci sono maggiori possibilità per cambiare i vissuti e i comportamenti. E’ possibile sperimentare più ruoli e avere rimandi diversi, che aiutano a disegnare un’immagine nuova di sé stessi; fino a modificare abitudini e riconoscere sé stessi anche nel nuovo schema. Questi aspetti vanno curati soprattutto nella delicata fase dello sviluppo, quando l’identità di bambini e ragazzi è all’inizio della sua formazione. La Casa dello Studente si offre come un contesto sociale funzionale per sperimentare nuove modalità di interagire con il gruppo attraverso la guida professionale di educatori e docenti, formati da psicologi esperti in ambito evolutivo. Bambini e ragazzi hanno l’opportunità di scoprire nuove parti di sé, così accade che chi solitamente viene considerato come “emarginato” parli con serenità insieme ai suoi compagni, oppure chi solitamente viene indicato come “rompiscatole” finisca per studiare tranquillamente nelle 3 ore di lezione.

In questo senso TRASGREDIRE IL DESTINO è un’opportunità.

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A cura della Dott.ssa Valentina Albano, psicologa Casa dello Studente

 

Bibliografia

Gergen K. J. (2006), Therapeutic Realities: Collaboration, Oppression and Relational Flow (trad. it. a cura di C. Bertolli e D. Romaioli, Costruzione sociale e pratiche terapeutiche. Dall’oppressione alla collaborazione, FrancoAngeli, Milano, 2018).

Masoni M. V. (2011), Sono preoccupato per mio figlio. Le risposte dello psicologo, Erickson, Trento.

Romaioli D. (2013), La Terapia Multi–Being. Una Prospettiva Relazionale In Psicoterapia, Taos Institute Publications.

 

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