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Tutti intorno alla lavagna: quando un gioco antico riunisce ragazzi moderni.

C’è chi dice che i ragazzi d’oggi abbiano ormai archiviato i giochi di un tempo: bannati i campetti all’aria aperta a fronte dei video games, grazie ai quali viaggiamo nel cyber spazio; eliminati i giochi carta e matita, sopraffatti dall’era digitale in cui si scrive con il touch; dimenticato il caro vecchio nascondino, in un’epoca in cui ci si stana tutti dietro a un profilo, o si fa a gara per pubblicare il più possibile su se stessi.

Tutto vero, senza dubbio. Ma spesso non ci accorgiamo di quello che i ragazzi hanno voglia di fare, solo perché siamo noi i primi a non proporglielo più, convinti di sapere quanto siano mutate queste nuove generazioni. Se ci proviamo, quasi per caso, possiamo rimanere piacevolmente sorpresi da quanto, inaspettatamente, accolgano con entusiasmo proposte semplici e tradizionali. Vi racconto quanto accaduto nella filiale Cds del Lunardi.

Solita giornata intensa di qualche settimana fa: troppo maltempo per far pausa in cortile; voglia di riposare la mente e le orecchie almeno nella pausa; intento di tenere i ragazzi insieme per non andare a recuperarli in ogni dove. Cerco di ripensare a cosa facessero le maestre per tenere buoni me e i miei compagni e mi illumino pensando al “gioco del silenzio”, poi mi rendo conto che forse poteva andare bene all’asilo, alle elementari se proprio, ma certo non è una proposta ammissibile per giovani adolescenti che hanno voglia di sfogarsi e essere trattati da grandi. Mi arrendo all’idea che questa pausa particolarmente rumorosa perpetuerà e rientro in aula. Quasi senza pensarci, passando davanti alla lavagna, scrivo una parola tratteggiata e dico ad alta voce, della serie a tutti e a nessuno, <<Giochiamo all’impiccato?>>.

Ed ecco la sorpresa: tutti lo conoscono, grandi e piccini, femmine e maschi, ragazzi e docenti, e tutti sembrano aver voglia di provare a giocarci con una merendina in mano. Proviamo e ci divertiamo… e come ogni esperienza che piace e coinvolge, si insinua in ogni pausa giornaliera, certe volte fin da subito, altre volte solo alla fine, e diventa un momento collettivo che unisce e che sono i ragazzi a proporre e cercare.

Oggi che è diventata “la nostra affezionata abitudine” è bello guardare i ragazzi che ci giocano: tutti davanti alla lavagna insieme, alcuni che cooperano per trovare il vocabolo più difficile, altri che si alleano per indovinarlo. Grandi e piccoli insieme. Si ride, si scherza. Anche quelli che tendono a isolarsi ci provano a chiamare una lettera dal fondo dell’aula, magari davanti alla lavagna non vengono, ma fanno sentire che ci sono. I ragazzi con qualche difficoltà nell’ortografia si fanno suggerire dai più bravi e imparano a scrivere parole nuove. E c’è chi nel termine che sceglie mette un po’ di sé, una sua passione, una cosa che gli piace o che odia, trovando un espediente per farsi conoscere o semplicemente aprire una discussione, un confronto su un argomento.

Chi lo avrebbe detto sarebbe nata una così bella esperienza da una proposta tanto semplice?! Proviamoci di più: i ragazzi ci sentono e ci rispondono, spesso anche più forte e meglio di quanto crediamo.

Dott. ssa Vera Longhena, Psicologa, Responsabile di filiale presso Lunardi, Casa dello Studente.

 

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