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ADHD: una guida per l’insegnante

Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività è uno dei più frequenti disturbi a esordio in età infantile con eziologia neurobiologica. Tale disturbo presenta tre sintomi cardine: inattenzione, impulsività e iperattività.

A scuola le difficoltà riscontrabili sono eterogene, ecco alcuni esempi:

  • tendenza a dimenticare a casa i materiali per la scuola;
  • tendenza a dimenticare di fare i compiti;
  • necessità di continui stimoli per svolgere le attività;
  • difficoltà a rispettare le regole nel gioco;
  • impossibilità a stare fermi per lunghi periodi;
  • fatica a rispettare i turni di parola;
  • tendenza a dare risposte senza ragionare;
  • difficoltà nello spiegare come ha svolto un’attività e nel racconto di episodi vissuti;
  • disordine sul banco e nella cartella;
  • frequenti errori di distrazione;
  • fragilità nel ricordare nessi causa-effetto in una narrazione;
  • tendenza a risponde prima che la domanda sia stata completata.

Innanzitutto, è fondamentale precisare che il bambino mette in atto queste condotte a causa di una disfunzione regolativa, quindi, in modo involontario. Molti insegnanti avranno sicuramente sperimentato la scarsa efficacia di punizione e rimproveri, tuttavia, talvolta può risultare faticoso lavorare efficacemente sui comportamenti disfunzionali caratteristici del disturbo.

Quindi cosa fare?

In base alla normativa scolastica italiana gli studenti con ADHD rientrano nella categoria dei Bisogni Educativi Speciali, quindi è previsto per loro la stesura di Piano Didattico Personalizzato da parte degli insegnanti.

Inoltre, la scuola può richiedere l’aiuto da parte di eventuali professionisti che seguono il bambino per confrontarsi su quali siano le strategie più funzionali per il suo benessere scolastico e un’adeguata integrazione nel gruppo classe.

Dopo queste premesse, ecco alcuni suggerimenti pratici:

  • Al fine di garantire tempi di attenzione più lunghi, può essere utile limitare il più possibile le fonti di rumore, dare consegne brevi e di facile comprensione, fornendo esempi pratici; cambiare spesso il tono della voce durante le spiegazioni e mantenere il contatto oculare; avvalersi di immagini e filmati in classe, utilizzare gessi colorati alla lavagna e in generale organizzare le lezioni in modo che non richiedano sempre lo stesso livello di attenzione.
  • Rispetto all’iperattività è funzionale evitare lavori ripetitivi e particolarmente lunghi, anche se semplici; concordare preventivamente le fasi del lavoro che si andranno a svolgere e le pause; assicurarsi che il bambino abbia compreso con chiarezza cosa deve fare; dare delle piccole ricompense che permettano lo sfogo fisico dell’energia (ad esempio: consegna di fotocopie); creare routine di classe che rendano prevedibile l’ambiente.

Essere l’insegnante di uno studente con ADHD, sicuramente, non è sempre semplice, non ci sono “libretti di istruzione” per prevenire e contenere i comportamenti disturbanti, ma imparare a capire il loro funzionamento è la chiave per instaurare con loro una relazione costruttiva che sia gratificante e preziosa per entrambi.

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A cura della Dott.ssa Andreatta Alice, Psicologa Casa dello Studente

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