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Ansia scolastica. Cos’è e come vincerla

La scuola è appena cominciata… riprendono le lunghe lezioni e le brevi ricreazioni. Si ritrovano insegnanti e compagni, o magari ne si conoscono di nuovi! Riprendono le attività, insomma, e con quelle anche le interrogazioni e le verifiche. Le prove, in generale, sono difficili da affrontare. Il respiro aumenta, si avverte un tremolio alle mani o alle gambe, il cuore batte più velocemente … no, non è innamoramento (anche se le sensazioni sono simili), è paura: una delle 5 emozioni fondamentali che hanno tutti gli esseri umani. “A che serve?” Vi starete chiedendo… serve a predisporre il corpo e la mente per affrontare un pericolo. La paura è quella cosa che ci fa prendere in mano i libri prima di fare una verifica o un’interrogazione. Se non fossimo almeno un po’ preoccupati, andremmo a tutte le prove totalmente ignari e impreparati. Prenderemmo 0, insomma. Le prove scolastiche sono difficili da affrontare per la mole di pagine o esercizi che bisogna preparare e per la ricerca continua di un metodo di studio efficace, che –tra l’altro- si trova spesso dopo mesi e anni di lavoro. Eppure non è solo per tale ragione che ci preoccupano le prove scolastiche! Questi sono i momenti in cui viene richiesto di dimostrare le nostre conoscenze e competenze di fronte ai professori e alla classe. Sono appuntamenti in cui viene data una valutazione sulla prestazione e quel voto poi sarà pubblicato sul registro elettronico, accessibile anche ai genitori.

Quindi, per queste e altre ragioni, capita di essere in difficoltà ad affrontare verifiche o interrogazioni. A volte, però, la paura aumenta troppo e, invece di aiutarci, ci ostacola. In questo caso, tra l’altro, diventa una nemica della memoria e si instaura quello che possiamo chiamare “circolo vizioso”: diminuiscono le nozioni che mi ricordo, la paura aumenta, le nozioni si riducono, etc. E’ fondamentale quindi interrompere questo “loop”! Ma come? Non possiamo semplicemente dirci: “Smetti di avere paura???” Sarebbe bello… ma non funziona così la mente umana! Anzi… a volte questa imposizione entra nel vortice e lo complica ancora di più: mi ordino di non aver paura, arriva una paura più forte delle altre volte, diminuiscono le nozioni che mi ricordo, mi ripeto di smettere di aver paura, questa aumenta esponenzialmente, le nozioni si riducono ancora, etc. Quindi, che facciamo? Ci sono alcune strategie che possono già essere messe in atto da soli, vediamo insieme quali.

1. IL VOTO VIENE ASSEGNATO ALLA PROVA, NON ALLA PERSONA

Mai, in nessun modo, un voto qualifica una persona. Se prendo un 8 io non sono quell’8 e, tantomeno, se prendo un 3 io non sono quel 3. Passiamo in rassegna tutte le attività e le relazioni della nostra vita: famiglia, viaggi, sport, oratorio, amici, musica, scout, …. tutte queste esperienze sono lì per arricchire la storia di ciascuno. Se sono belle, avremo passato un periodo di felicità e serenità. Se sono brutte, ci insegnano sempre qualcosa. La prima cosa che insegnano è come migliorarci. Quindi, nel caso specifico: prendo in mano la verifica, osservo gli errori, vado sul libro a controllare la teoria e mi esercito. Bohr (il fisico del modello atomico, ndr) diceva che si diventa esperti solo dopo aver fatto tutti gli errori possibili.

2. “HO GIA’ AFFRONTATO ALTRE PROVE E LE HO SUPERATE!”

Le prove affrontate nel passato non sono solo prove scolastiche: sono anche una “prova” scientifica delle nostre capacità. Se mi ritrovo in 2^ media o in 1^ superiore, significa che ho affrontato vagonate di altre sfide e le ho superate! Funziona un po’ come quando ci si allena. A furia di tirare calci ad un pallone, di palleggiare, di volteggiare, … il muscolo si rinforza. Certo, è una crescita graduale… ma costante! Sicuramente il “muscolo” che oggi avete per affrontare la prossima prova scolastica è già più robusto e forte di quando avete affrontato quella precedente.

3. TECNICHE PRATICHE

Se sto facendo un’interrogazione e ho un vuoto di memoria, posso fare più cose. Prima chiedo al professore di porre di nuovo la domanda, così prendo tempo per pensare. Poi incomincio a parlare esponendo -tra gli argomenti che mi ricordo- quello che più vicino possibile a quello richiesto, anche se non è esattamente pertinente alla domanda. Questo serve per due ragioni: innanzitutto una risposta approssimativa è sempre meglio di una scena muta e, in secondo luogo, mentre parlo di argomenti vicini, potrebbe venirmi in mente la risposta precisa e la inserisco nel mio discorso.

Anche se sto facendo una verifica e ho un vuoto di memoria, ci sono alcune cose che possono mettere in pratica. All’inizio leggo tutti i quesiti e inizio a rispondere da quelli che mi ricordo meglio: se ho un vuoto o un esercizio non mi riesce, passo a quello successivo, altrimenti perdo tempo. Se l’agitazione cresce, mi fermo, punto il timer dell’orologio a 5 minuti dopo e per questo lasso di tempo mi metto a descrivere tutte le cose e le persone che ci sono nell’aula, fin nei minimi particolari: cappello rosso con scritta nera, maglietta a righe, sedia di legno un po’ scheggiata … sposto l’attenzione da quello che mi spaventa a qualcos’altro, così la tensione diminuisce e posso tornare successivamente sul compito un po’ più calmo.

Queste 3 strategie servono come un primo intervento per affrontare al meglio le verifiche o le prove. Se la paura aumenta troppo e diventa ansia da prestazione, è il momento di chiedere il supporto professionale di uno psicologo. Lo psicologo è esterno alla faccenda e quindi può avere la mente lucida per interpretare e gestire l’ansia  con le proprie competenze.

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A cura della Dott.ssa Valentina Albano, psicologa Casa dello Studente

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