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Bocciato? Non è la fine!

L’anno scolastico si è appena concluso, è tempo di bilanci, e non per tutti positivi. Dopo attese accompagnate da ansie e preoccupazioni, alcuni studenti e le loro famiglie si trovano a dover affrontare la tanto temuta “bocciatura”. Risulta complesso per i genitori affrontare questa situazione in maniera funzionale ed equilibrata: spesso è percepita come un importante insuccesso, una sorta di “fallimento familiare”. Nella quotidianità del lavoro con ragazzi e famiglie, sempre più spesso, incontro genitori che vivono il percorso scolastico dei figli come un qualcosa di personale. Di fronte all’insuccesso o all’esito negativo di una prova scaturiscono sentimenti spiacevoli, “autorimproveri “ per non essere stati abbastanza “bravi”, dei “genitori all’altezza”. Tutto ciò può sfociare, nel caso della bocciatura, a importanti scontri caratterizzati da accuse, recriminazioni, sconforto, che possono vertere verso il figlio o la scuola. In questo modo, tuttavia, si rischia di perdere l’obiettivo e la sfida più importante, ovvero, insegnare ai figli come affrontare e superare la delusione e ripartire con la giusta motivazione allo studio.

Come è meglio reagire, dunque, di fronte alla bocciatura del proprio figlio?

1) Trovare la giusta distanza: anche se per i genitori è naturale identificarsi con i figli e sentire una forte responsabilità, è importante ricordarsi che il percorso scolastico è il loro. Come genitori, possiamo spronarli, confortarli, consigliare un metodo di studio, ma poi la responsabilità deve essere dei figli. Partire da questo presupposto può aiutare ad evitare frasi come: “sei una delusione”, “da te non me lo sarei mai aspettato”, frutto di un investimento emotivo eccessivo.

2) Non sminuire: per quanto sia difficile per un genitore vedere il proprio figlio deluso o triste per la bocciatura, è importante non cercare delle giustificazioni esterne per tutelarlo dalle emozioni spiacevoli. Può essere utile, aiutare lo studente ad acquisire maggiore consapevolezza di ciò che è accaduto, indagarne le cause per ripartire in maniera più positiva.

3) Ricordarsi che la bocciatura non è sulla persona. Così come i voti, anche l’esito scolastico finale, giudica il comportamento, il metodo di studio utilizzato e la motivazione scolastica. Essere bocciati non vuol dire essere “sbagliati” o inadeguati, ed è importante ricordarlo ai ragazzi. Dicendo frasi come: “Sei il solito”, “Sei un incapace”, si rischia di minare l’autostima dei figli, la voglia di riprovare e di rialzarsi di fronte all’ostacolo.

4) Comprendere e sostenere: è importante ricordare che ognuno reagisce con tempi e modalità diverse. Soprattutto gli adolescenti, talvolta, faticano ad esprimere le emozioni spiacevoli e ad ammettere i propri errori. Siate lì, disponibili all’ascolto, a comprendere il loro stato d’animo e a cogliere eventuali segni di sofferenza dietro la loro tipica spavalderia.

5) Ripartire dalla domanda: “Cosa non mi ha permesso di essere promosso?” Sarà molto importante, per il futuro scolastico dei figli, aiutarli a formulare un bilancio dei punti di forza e di debolezza al fine di individuare le strategie più utili da utilizzare per ripartire al meglio

6) Riflettere attentamente sul cambio di scuola. Rispetto a questa decisione, è importante prendersi il tempo adeguato per riflettere, e magari, chiedere aiuto ad un esperto. La bocciatura, può portare alcuni genitori a spronare il figlio verso la scelta di un altro istituto, ma questo non sempre è utile. Risulta di fondamentale importanza chiedersi se non sia una strategia che rischia di svalutare ulteriormente il figlio, anziché permettere l’espressione delle sue attitudini e potenzialità.

7) Attivare un programma di recupero: può essere molto educativo coinvolgere il figlio in attività produttive e impegnarlo in maniera costante con compiti e attività di potenziamento.

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A cura della Dott.ssa Alice Andreatta, Psicologa Casa dello studente

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