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Esami di riparazione… perché?

Sono moltissime le chiamate che stiamo ricevendo, da giugno ad oggi, relativamente al supporto per il superamento degli esami di riparazione. “Secondo lei, mio figlio ce la farà?”, “Se lo iscrivo adesso, sono troppo in ritardo?”oppure “Quante volte lo devo mandare per essere sicura verrà promosso?”. Queste sono solo alcune delle domande che i genitori, le madri in prima linea, ci pongono, giustamente preoccupati per una o più materie che i figli devono recuperare a settembre. Rispondere è quanto più difficile, soprattutto se si considerano le seguenti variabili:

– Numero e tipologia delle materie insufficienti (è importante valutare se si tratti di discipline d’indirizzo);

– Numero degli argomenti oggetti del recupero;

– Gravità, più o meno elevata, delle insufficienze;

– Tempo effettivo a disposizione;

– Programma del recupero preciso e chiaro;

– Impegno e motivazione personale;

Il successo conseguito sul campo è quindi proporzionale ad elementi di natura esterna ed interna, la cui calibratura da parte nostra, è comprensibile solo attraverso un’analisi in itinere.

E’ necessario tuttavia aprire una piccola parentesi. Il Miur, infatti, non fornisce uno schema prefissato per ogni tipo di esame: sta al professore che, in sede di scrutinio finale ha deciso per il recupero, pronunciarsi su giorno e modalità dello stesso. In accordo, ovviamente, con il consiglio di classe. A quest’ultimo viene delegata anche la decisione del voto finale. Si può ben dedurre perciò l’importanza di uno scambio proficuo con il proprio insegnante, il quale è tenuto a fornire i dettagli più funzionali per la preparazione al recupero. Non solo. Diversi istituti indicono dei corsi propedeutici, solitamente chiamati “sportelli” o “help” a cui, inutile dirlo, sarebbe bene gli studenti partecipassero. Segue poi la prova vera e propria verso fine agosto o inizio settembre: scritta, orale o comprendente entrambe le forme. Una maggiore familiarità con l’esaminatore, trattandosi come detto di un docente interno, garantisce quasi sempre uno svolgimento più sereno delle prove, stante la consapevolezza di uno studio consolidato.

A proposito di presa di coscienza, voglio lanciare una piccola provocazione, rivolgendomi direttamente agli studenti. Si tende spesso a dire, senza istigare alla generalizzazione, che “Il professore mi ha rimandato perché gli sto antipatico/a” oppure “… perché ho fatto troppe assenze”. Lungi da me sostenere la perenne falsità di tali affermazioni, ciononostante vi invito a porvi alcune domande, per nulla casuali:

– Ho dato il massimo durante l’anno oppure ho avuto dei cali?

– Mi sono sempre atteggiato/a in maniera costruttiva con l’insegnante durante gli scambi in classe?

– Sono proprio certo/a che il debito formativo sia una condanna, oppure è un modo con cui il professore mi sta dicendo che, senza determinati prerequisiti, non posso accedere alla classe successiva?

– Se frequento, ad esempio il liceo classico, e vengo rimandato per più anni in greco/latino, sono sicuro/a di aver scelto il percorso scolastico adeguato?

– Sarò abbastanza furbo/a l’anno prossimo da non trovarmi nella stessa situazione? O, se preferite, ho imparato la lezione?

Bisogna mettere da parte un po’ di orgoglio, si sa, ma ripartire con il piede giusto può fare la differenza tra un’estate serena e un’altra appesantita dall’ansia.

Sono veramente tanti i casi che si presentano alla nostra attenzione durante l’estate. Ci teniamo a fare in modo che i ragazzi abbiano a che recuperare le carenze, al fine di un pieno superamento dell’esame. Raramente abbiamo assistito a bocciature. Ciò che importa sopra ogni cosa, accanto alla volontà del singolo, è una corretta pianificazione della mole di lavoro. Attenzione! Il tempo a disposizione, troppo o troppo poco, può condizionare il risultato. Piccolo consiglio: non aspettate l’ultimo minuto!

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A cura del Dott. Fabrizio Gorni, responsabile Marketing e comunicazione Casa dello Studente

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