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Punire la dispersione o promuovere il proseguimento?

In base ai dati Eurostat, nel 2015 la dispersione scolastica è stata registrata intorno al 14,7%. Quindi, questo risultato è in lieve calo rispetto alle precedenti rilevazioni (ex. 20,8% del 2006), ma risulta comunque distante dal traguardo fissato nell’Unione Europea: 10% entro il 2020. La percentuale di abbandono, inoltre, è distribuita in modo disomogeneo sul territorio: risulta maggiore nelle regioni meridionali, nelle periferie urbane e nei paesi isolati (aree montane e isole).

La dispersione scolastica si riferisce all’insieme di comportamenti derivanti dall’ingiustificata e non autorizzata assenza di minorenni della scuola dell’obbligo. In particolare l’art. 731 della legge n.1398/1930 (codice penale) si riferisce alla scuola primaria e punisce “chiunque, rivestito di autorità o incaricato della vigilanza sopra un minore, omette, senza giustificato motivo, di impartirgli l’istruzione elementare”.  In merito alla scuola secondaria di I grado e alla fascia d’età fino ai 15 anni, a partire dal 1962, sono state emanate leggi e promulgate sentenze della cassazione che hanno modificato nel tempo l’ottica di accompagnamento all’istruzione per questo e per i successivi cicli scolastici.

La prospettiva nel mondo contemporaneo si sta spostando verso una rivalutazione del diritto allo studio. L’intento è quello di mettere in risalto maggiormente il lato positivo più che quello negativo, valorizzando l’interesse e la responsabilità verso il percorso di studio, più che il divieto all’abbandono. Quindi, la domanda non è: “come posso punire chi interrompe la frequenza scolastica?”, ma diventa: “cosa ne favorisce il proseguimento?”

Pertanto è necessario pensare ad interventi mirati per rispondere a tale quesito. Tra i principali segnaliamo:

·         la promozione, anche individualizzata, degli apprendimenti didattici;

·         l’avvicinamento dello studente ad un contesto di aggregazione e integrazione, interno alla scuola;

·         la stimolazione nel porsi obiettivi professionali e nel realizzarli attraverso gli strumenti che offre l’istruzione;

·         la valorizzazione delle proprie potenzialità e dei risultati raggiunti;

·         la responsabilizzazione in merito al proprio impegno  anche per attività non immediatamente piacevoli, ma che possono contribuire alla realizzazione come persona e come cittadino.

Il percorso scolastico non è da considerarsi come un aspetto separato e autonomo, ma come parte di un complesso sistema culturale e pedagogico. Inoltre, una formazione maggiormente duratura e completa delle persone risulta essere positiva non solo per l’individuo stesso, ma anche per l’intera comunità. Infatti, la letteratura scientifica mette in luce il fatto che un alto livello di istruzione è correlato con una diminuzione di criminalità (Nordin, 2017), uso di sostanze e disturbi mentali (Lee et al., 2001).

Dott.ssa Valentina Albano, Psicologa Pool Casa dello Studente.

Bibliografia

Relazione di monitoraggio del settore dell’istruzione e della formazione 2015 Istruzione e formazione Italia, Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione europea, Lussemburgo, 2015.

Lee S., Tsang A., Breslau J., Aguilar-Gaxiola S. (2011), Mental disorders and termination of education in high-income and low- and middle-income countries: Epidemiological study, The British Journal of Psychiatry, Vol. 198, N. 4,  p. 327.

Nordin M. (2017), Does eligibility for tertiary education affect crime rates? Quasi-experimental evidence, Journal of Quantitative Criminology.

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