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ADHD: una panoramica per capire meglio

Il disturbo da Deficit dell’Attenzione ed Iperattività (ADHD) è un disturbo del neurosviluppo che comporta difficoltà a mantenere l’attenzione, astrarsi da stimoli esterni (o inibirli) e controllare il proprio comportamento. I sintomi appaiono prima dei 12 anni di età, durano almeno 6 mesi e causano problemi in almeno due contesti di vita quotidiana (famiglia, scuola, sport, hobby, lavoro…). È un disturbo che in passato non veniva diagnosticato, mentre oggi si stima un’incidenza del 5% sulla popolazione. Nell’immaginario collettivo, i bambini ADHD vengono associati a piccoli terremoti che saltano sul letto, strillano e non stanno mai fermi. La realtà è ben diversa e con questa breve guida cercherò di fare chiarezza su quelli che sono i tratti più comunemente osservati in bambini che presentano tale condizione.

In primis, è importante sottolineare che esistono tanti profili ADHD quanti sono i bambini con ADHD. Un’ulteriore precisazione è che il disturbo si manifesta esclusivamente in bambini dotati di un QI normale o sopra la media.

COME SI MANIFESTA?

Sul piano cognitivo, il bambino con ADHD potrebbe presentare lacune sul piano dell’attenzione selettiva, divisa o sostenuta. Di seguito, saranno descritte queste lacune alla luce delle  loro ricadute in ambito scolastico:

Lacune nell’attenzione selettiva si esprimono nella difficoltà a concentrarsi sull’elenco del materiale da inserire nello zaino, nonché sui dati scritti alla lavagna trascurando i disegni colorati, i tabelloni alla parete, gli alberi fuori dalla finestra…

Lacune nell’attenzione divisa inibiscono la capacità di prestare attenzione alla voce dell’insegnante mentre i compagni chiacchierano, così come potrebbe intaccare la capacità di prendere appunti.

Lacune nell’attenzione sostenuta comportano difficoltà a mantenere l’attenzione prolungata durante un compito monotono e poco stimolante, tenere a mente indicazioni complesse, seguire consegne senza perdere il filo di cosa si sta facendo.

Attenzione!  Trascorrere ore di fila a giocare ai videogiochi, a guardare video su youtube o giocare con i lego NON esclude la difficoltà di attenzione sostenuta. In questi casi si tratta di attività particolarmente “gradite”, quindi stimolanti. Dinanzi a tali stimoli i bambini dovrebbero, al contrario, sforzarsi di NON prestare attenzione. 

Tornando alle manifestazioni dell’ADHD, sul piano emotivo e comportamentale, si riscontrano:

  • Variazioni importanti del tono dell’umore o dell’emotività espressa: ridere troppo forte e intensamente, arrabbiarsi e piangere per poco
  • Difficoltà a dar prova di pazienza, a tollerare la frustrazione e ad aspettare, che si esplicano in agitazione e impulsività
  • Difficoltà a stare calmi: del resto, se ci sono lacune nella capacità di inibire gli stimoli, com’è possibile restare tranquilli?
  • Indecisione, che è legata al fatto che questi bambini si lasciano trasportare eccessivamente dal proprio mondo immaginario, dal mondo delle possibilità
  • Significativa distraibilità, per esempio si perdono a osservare ciò che accade fuori dalla finestra, parlano spesso durante lo svolgimento dei compiti, anche tra sé e sé. Si consiglia infatti di predisporre un ambiente per lo studio privo di stimoli uditivi e visivi che potrebbero interferire con l’attività
  • Frequenti dimenticanze. Preparare delle checklist che il bambino deve spuntare potrebbe essere una strategia per evitare dimenticanze del materiale scolastico; mentre, per potenziare la memoria nello studio potrebbe essere utile cambiare ambiente: studiare in un determianto contesto e, successivamente, ripassare in un contesto differente.
  • Tendenza a procrastinare le attività che richiedono uno sforzo mentale sontenuto. L’altra faccia della medaglia è che molti bambini ADHD ottengono prestazioni migliori quando il tempo a disposizione è breve, quindi sarebbe opportuno proporre sfide da affrontare rapidamente, stabilendo che gli incarichi assegnati debbano essere svolti entro breve tempo, tenendo monitorato l’orologio.

Altre strategie legate specificatamente al mondo scuola, che possono essere utili per i docenti, sono:

  • Riservare all’alunno un posto in prima fila, per limitare le interferenze date dalla presenza nel campo visivo dei compagni
  • Effettuare consegne e direttive sui compiti personalizzate, interpellando direttamente il bambino per nome
  • Trasmettere le informazioni attraverso vie di ingresso contemporanee (stimolando il canale uditivo, visivo e cinestetico)

Infine, un appello rivolto ai genitori e agli addetti ai lavori: concentratevi sulle qualità di questi bambini quali la spiccata sensibilità, la curiosità, l’intuito, la vivacità di spirito, la creatività, l’energia e la spontaneità! È una condizione di difficoltà, sì, ma può essere vista come una sfida che ci spinge a reinventare le proprie abitudini e scoprire, in questo modo, delle potenzialità inaspettate. Per maggiori informazioni, in Italia l’AIDAI (Associazione Italiana Distrubi Attenzione e Iperatitività) si occupa in modo specifico del disturbo. La raccolta di informazioni è un primo passo verso il cambiamento. In secondo luogo, per un supporto operativo costante sui compiti da tutor specializzati, un servizio di potenziamento individualizzato da parte di psicologi, consulenze e laboratori informativi/formativi vi potete rivolgere alle filiali di CASA DELLO STUDENTE, attive sul territorio di Brescia, Bergamo, Milano e adesso anche Online.

A cura della Dott.ssa Erika Raggi, psicologa Casa dello Studente

 

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