• Informazioni: 030 63 42 483
  • info@casadellostudente.net

Il Disturbo Oppositivo Provocatorio: cos’è e come si tratta

Il disturbo oppositivo provocatorio (DOP) è un disturbo del comportamento che si manifesta in bambini di età scolare o prescolare ed è caratterizzato da umore collerico e irritabile e da comportamenti vendicativi e oppositivi,  che si verificano in modo frequente per un periodo di almeno sei mesi. Il bambino affetto da disturbo oppositivo provocatorio litiga spesso (almeno una volta alla settimana) con adulti e coetanei, si rifiuta di rispettare le richieste e le regole, spesso ride se sgridato, irrita deliberatamente gli altri e li accusa dei propri errori. Questa modalità di comportamento compromette significativamente la serenità del soggetto sia a casa che a scuola, interferendo negativamente nel rapporto con insegnanti e genitori, nonché nella relazione con i coetanei. A seconda della gravità, questo disturbo può colpire uno solo o tutti gli ambiti indicati (APA, 2014). Le ipotesi che spiegano l’eziologia del disturbo si dividono tra quelle che protendono per i fattori di rischio temperamentale, ad esempio un’elevata reattività alle emozioni, una scarsa tolleranza alle frustrazioni e tratti iperattivi; e ipotesi che invece danno maggiore importanza ai fattori di rischio ambientale, come per esempio pratiche educative troppo rigide o incoerenti, instabilità familiare o l’esposizione a cambiamenti particolarmente stressanti, oltre che trascuratezza o abusi. Alcuni studiosi (Farrugia et al., 2008) ritengono che un’educazione troppo rigida possa instaurare un circolo vizioso in cui viene posta maggiore attenzione agli aspetti comportamentali problematici del bambino. In questo modo egli si costruisce un’immagine negativa di sé, identificandosi come “bambino cattivo” e ciò lo porta a mettere in atto comportamenti che confermano l’immagine che egli ha di sé.

Il disturbo oppositivo provocatorio frequentemente si presenta in contemporanea ad altre psicopatologie dell’età evolutiva. E’ stato evidenziato, in particolare, come si manifesti spesso in associazione al disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Loeber & Keenan, 1994). Il trattamento del disturbo prevede percorsi che coinvolgono sia il bambino che la coppia genitoriale, poiché la letteratura ha mostrano come questo tipo d’intervento sia maggiormente efficace rispetto a quelli che coinvolgono solo i genitori o solo i ragazzi. Inoltre, nei casi di più grave compromissione, può essere valutato il ricorso ad una terapia farmacologica. In particolare, l’intervento rivolto ai genitori è, generalmente, incentrato su una fase di psicoeducazione, che permette loro di comprendere meglio il disturbo e i fattori che lo mantengono attivo. Inoltre, è importante che i genitori acquisiscano strategie utili volte a focalizzare l’attenzione sui comportamenti positivi in modo da incentivarne la frequenza e stimolare una visione più positiva del bambino/ragazzo. Adulti che presentano pensieri più funzionali rispetto al proprio figlio e a se stessi mostrano migliori competenze genitoriali e riescono con maggiore facilità a creare un ambiente familiare affettivamente stabile e coerente. Per quanto riguarda il percorso rivolto ai ragazzi, obiettivo centrale, in una fase di trattamento, è quello di insegnare al bambino a riconoscere i meccanismi che attivano la rabbia e acquisire nuove strategie cognitive e comportamentali che lo aiutino a fronteggiare e gestire meglio le situazioni in cui prova rabbia a livelli elevati.Come per la maggior parte dei Disturbi dell’età evolutiva, prima il bambino e i genitori vengono presi in carico, migliori sono le possibilità di risvolti positivi per la famiglia.

A cura della Dott.ssa Stefania Ciaccia, Psicologa Casa dello Studente

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Diventa fan su Facebook