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Le emozioni e il loro ruolo nell’educazione

“Non sto bene, sono agitato, sono nervoso…!”

Spesso non è facile per i bambini e per gli adolescenti descrivere con un termine adeguato qual è lo stato d’animo che provano. La tendenza, infatti, è quella di utilizzare parole molto vaghe che possono avere diverse interpretazioni, oppure adoperare una stessa frase, come quelle precedentemente citate, per indicare stati emotivi diversi. Le emozioni hanno un ruolo centrale nella nostra vita: ciò che proviamo determina, in modo sostanziale, il nostro stato di benessere o malessere e influenza le nostre azioni. Imparare a riconoscere le nostre e quelle altrui, quindi, è un importante fattore di protezione rispetto alla serenità futura dei figli. Acquisire la capacità di autoregolare le proprie emozioni, per il bambino, vuol dire mantenere la propria emotività ma senza farsi sopraffare. I bambini competenti da un punto di vista emozionale non sono sempre felici, tuttavia sperimentano i sentimenti, li riconoscono e sono in grado di esprimerli in maniera adattiva e funzionale. Per questo motivo, uno dei principali compiti per i genitori e gli adulti in genere, è aiutare i bambini a diventare consapevoli dei propri stati interiori e saper dare loro un nome: in questo modo è più facile comunicare agli altri i propri sentimenti. Per fare ciò, purtroppo, non esistono ricette, e non sempre è esente da rischi per il genitore gestire reazioni di rabbia o di tristezza molto intense nei propri figli, ma ecco alcuni consigli.

–          Riconoscere e legittimare le emozioni: validare quelle dei bambini vuol dire trasmettere l’idea che tutte possono essere provate anche se talvolta possono risultare scomode e spiacevoli,  ma sono sempre gestibili. É importante, quindi, accogliere e aiutare i figli a dare un nome ai propri stati emotivi evitando atteggiamenti giudicanti che possono spingere verso la repressione, in quanto etichettati come “sbagliati”.

Ad esempio, di fronte ad una reazione di rabbia o di tristezza è bene evitare frasi come: “Non c’è bisogno di arrabbiarsi”, “Non essere triste”. Validare i sentimenti vuol dire rivolgersi al bambino dicendo: “So che ti piace, ma non è sicuro. Mi dispiace che tu sia arrabbiato (o triste, o deluso) … “.

–          Dare del tempo per calmarsi e attenuare la propria emozione.

–          Distinguere tra le azioni e le emozioni che proviamo. In particolare, è importante insegnare ai propri figli che non possiamo scegliere come ci sentiamo, ma possiamo scegliere come esprimerci e quindi come comportarci. Può capitare di arrabbiarsi, ma non è giusto colpire gli altri o lanciare gli oggetti. Per questo può essere utile aiutare il bambino a trovare delle sane valvole di sfogo, come, ad esempio, lo sport, oppure creare degli angoli della casa dove poter allentare i freni inibitori.

–          Favorire l’espressione dei propri stati emotivi: è importante incoraggiare i bambini a parlare delle loro esperienze, descrivendo non solo gli eventi ma il modo in cui si sono sentiti, i loro pensieri e le loro reazioni.

–          Insegnare a pensare: le emozioni sono influenzate dal modo di pensare, di immaginare e di interpretare gli eventi della nostra vita. È importante, quindi, che i bambini imparino che il modo in cui pensiamo influenza il modo in cui ci sentiamo. Ciò, innanzitutto, darà al bambino un maggior senso fiducia nelle proprie risorse e lo farà sentire meno in balia degli eventi. In seguito a reazioni emotive molto intense, quando il suo animo è più disteso, gli si possono porre domande quali: “ Cosa pensavi quando..?”, “Cosa ti è venuto in mente quando..?”, “Cosa temevi..?”, o ancora: “Perché ti sei arrabbiato?”.

Possiamo aiutare i bambini ad individuare i pensieri raccontando dei nostri episodi dell’infanzia: “Quando ero piccolo anche a me capitava spesso di sentirmi così arrabbiato perché pensavo che…”.

–          Aiutare il bambino a correggere alcuni pensieri dannosi: questi possono influenzare negativamente le emozioni. Ad esempio, imperativi categorici come: “Io devo assolutamente..”; pensieri di intollerabilità: “Non posso sopportare che..”; giudizi totalizzanti come ad esempio: “ Non valgo niente, sono uno stupido”; o pensieri assoluti come: “Non posso vivere senza, ho bisogno assolutamente di..”.

In questi casi è importanti aiutare i bambini ad essere consapevoli delle conseguenze dannose di tali pensieri e aiutarli a trasformarli in circoli virtuosi: “Mi piacerebbe riuscire bene, ma non posso riuscirci sempre”; “A volte succedono cose spiacevoli, ma sono sopportabili” ecc.. Per questo, risulta funzionale che l’adulto funga da modello, mostrando e verbalizzando i comportamenti funzionali che lo hanno aiutato a gestire le situazioni difficili. La sfida, quindi, è di educare alle emozioni. Per fare questo, non occorre essere dei genitori modello o dei super eroi, ma, anzi, mostrare ai figli i propri vissuti interiori ricchi di fragilità e risorse. In questo modo si può offrire al bambino il bagaglio necessario per essere un adulto capace di relazionarsi con se stesso e con gli altri in maniera equilibrata.

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A cura di Alice Andreatta, Psicologa Casa dello Studente

 

 

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