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Tatuaggi e piercing: il corpo come “lavagna”

Dai 13 ai 16 anni i ragazzi sono molto impegnati nella relazione con il proprio corpo, tanto è il tempo passato davanti allo specchio a scoprirsi, a pensarsi, e a introdurre nuovi cambiamenti, alla ricerca del look giusto per essere apprezzati dai coetanei. Molta importanza viene data a come appaiono. Il corpo è anche il primo oggetto che si trovano a maneggiare, rappresenta infatti l’inizio della loro autonomia, una nuova era dove cominciare a scrivere la loro storia. Compare nell’adolescente il desiderio di provvedere da solo al proprio corpo, all’ alimentazione, all’abbigliamento, all’igiene, manifestando “zero tolleranza” verso le incursioni e i tentativi di controllo delle mamme che non hanno ancora capito che sta succedendo qualcosa di grosso e importante. I piercing e i tatuaggi ad esempio, seppur sollevando tante perplessità e preoccupazioni tra gli adulti, sono una delle modalità che già da diversi anni hanno trovato gli adolescenti per compiere questo passaggio di proprietà del corpo.

Il corpo diventa una lavagna su cui imprimere messaggi, dove piercing e tatuaggi possono essere una prima e rapida forma di approccio, un modo di presentarsi al mondo, una specie di biglietto da visita. In un mondo in cui l’anonimato rischia di farci passare inosservati, di sentirci insignificanti, attirare l’attenzione sul proprio corpo, su di sé, sui propri gusti e appartenenze, può essere un modo per dire “ci sono anch’io”. Il primo tatuaggio diventa il segno della propria indipendenza. Il tatuaggio può essere una forma di trasgressione, diventa poi un gesto riconosciuto dal gruppo dei pari e un modo per conformarsi a loro. Tatuare e bucare il corpo, modificandone le fattezze originarie, celebra questo grande avvenimento, sancisce in modo epidermico i confini della separazione del sé infantile dalla propria madre. I ragazzi comunicano con questo agito, in un modo che appartiene di sicuro ai nostri tempi, che si è entrati in una nuova era, dove cominciano a sentirsi più autonomi, e l’autonomia è per loro un valore preziosissimo da difendere e rappresenta il primo passaggio verso la costruzione di una nuova identità. Capiamo bene come non possiamo dire di entrare in relazione con gli adolescenti di oggi e di capirli se non passiamo attraverso il loro corpo. I genitori che incontro lamentano che il figlio non parla più con loro come prima. Alla domanda “come è andata oggi a scuola” rispondono “bene.”. Mamma e papà non possono aspettarsi di comunicare attraverso il linguaggio verbale se non passano dalla posizione di ascolto del linguaggio corporeo del proprio figlio. Tutto comincia da qui. Numerosi sono gli adolescenti che incontro a scuola e nel mio studio, numerose le volte in cui la nostra relazione comincia a crearsi quando io mi accorgo di come loro si mostrano, di un taglio particolare di capelli, di un tatuaggio o di una scritta su una loro maglia. Da qui si parte, osservandoli, non in modo giudicante ma interessato e come in un libro cominciano a rivelarti il motivo che li ha spinti a quel tipo di cambiamento.

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Dott.ssa Eliana Fieni, Psicologa-Psicoterapeuta Casa dello Studente

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