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Adolescenza e DSA: una sfida per tutti

L’adolescenza rappresenta da sempre un’avventura sorprendente e faticosa, un viaggio ricco di conquiste ed ostacoli, sia per chi questo viaggio lo vive, sia per chi lo osserva e supporta. E’ in questo periodo che i ragazzi iniziano a chiedere più libertà ed autonomia nei confronti dell’adulto e si confrontano con il bisogno di accettazione da parte dei coetanei. Intorno ai 12 anni anche gli studenti con DSA entrano in contatto con le problematicità tipiche dell’adolescenza, le quali vengono amplificate dalle aumentate richieste scolastiche. Con il passaggio alla scuola secondaria le difficoltà legate ai processi di apprendimento rimangono ma si modificano le modalità attraverso le quali esse si manifestano, diventando peculiari a ciascun ragazzo e, in alcuni casi, anche imprevedibili. Tutto ciò si ingigantisce quando queste criticità non sono ancora state individuate e diagnosticate. Le ricerche infatti hanno messo in luce come, nei casi di DSA certificati in adolescenza, vi sia una minore accettazione delle proprie difficoltà ed un maggiore rischio di sviluppare disturbi emotivi. Questo aspetto risulta particolarmente allarmante se si pensa che negli ultimi anni le statistiche mostrano un incremento di alunni con DSA nella scuola secondaria di 1° e 2° grado.

Quali difficoltà sperimentano gli adolescenti DSA?

L’aumento delle richieste scolastiche, la complessità delle spiegazioni ed il maggior carico di studio, tipici della scuola secondaria, possono mettere in seria difficoltà l’adolescente con DSA. Nel tentativo di salvaguardare la propria immagine di “bravo studente”, alcuni ragazzi rischiano così di dedicare il tempo libero allo studio, mettendo in secondo piano gli amici e rinunciando allo sport.  Allo stesso modo, il desiderio di non fare una brutta figura di fronte al gruppo classe può portare il ragazzo a nascondere le proprie difficoltà. Sul versante opposto, altri adolescenti rischiano invece di trascurare completamente i loro doveri scolastici, sviluppando un atteggiamento di disinvestimento e rifiuto nei confronti della scuola. Un altro problema si manifesta quando l’adolescente, pur avendo studiato, viene valutato con metodi a lui non adeguati, sperimentando così un fallimento inatteso ed ingiustificato. L’esposizione a continui insuccessi di questo tipo può generare negli studenti con DSA vissuti di impotenza, rassegnazione, ansia e frustrazione. L’attribuzione a sé stessi di ripetuti fallimenti può produrre, inoltre, apatia, demotivazione ed un forte calo dell’autostima. In questa fase anche l’aiuto offerto da parte dei genitori può diventare un’arma a doppio taglio, poiché una modalità di aiuto di tipo assistenzialistico (leggere o schematizzare per i figli) rischia di aumentare la sfiducia dei ragazzi rispetto alle proprie capacità, sviluppando nell’adolescente una dipendenza dall’adulto, l’evitamento del compito o il rifiuto dell’aiuto stesso.

Cosa si può fare per questi ragazzi?

E’ importante che l’adolescente con DSA sia accompagnato a:

– riconoscere e comprendere le proprie difficoltà

– scoprire punti di forza e potenzialità

– individuare strumenti e strategie che valorizzano le abilità

– condividere i vissuti con altri ragazzi che si trovano nella stessa situazione

– allenare l’autostima

– coltivare passioni ed interessi

La valorizzazione dell’identità e dell’autonomia deve diventare un obiettivo comune e condiviso tra ragazzi, genitori, insegnanti e servizi. Solo attraverso la corretta individuazione del problema e la costruzione di un percorso didattico personalizzato, si possono prevenire ripercussioni emotive e si può sostenere l’adolescente nell’intraprendere scelte legate al proprio futuro scolastico e lavorativo.

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A cura della Dott.ssa Valentina Saleri, responsabile di filiale Casa dello Studente

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