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BES: domande frequenti

Lavorando con studenti, genitori e insegnanti scolastici, spesso ci sono arrivate domande che riguardano i Bisogni Educativi Speciali (BES). Così abbiamo pensato di raccogliere le principali e offrire già alcune risposte.

Cosa sono i Bisogni Educativi Speciali?

Talvolta, questa dicitura è fonte di fraintendimento. Può capitare, infatti, che sia considerata come una diagnosi dell’età evolutiva. Ogni tanto, si sentono espressioni come “Giacomino ha un BES” o “la neuropsichiatra ha riscontrato un BES”. Tuttavia, è importante precisare che i Bisogni Educativi Speciali non sono un quadro clinico e non si trovano nei manuali diagnostici.

Nel 2002, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito dei criteri di osservazione per le persone nell’età dello sviluppo: il modello ICF (International Classification of Functioning, tradotto: Classificazione Internazionale delle Funzionalità). Attraverso questo modello si considera la persona attraverso tutte le sfaccettature della sua vita: la componente biologica e fisica, i rapporti sociali e la sfera psicologica.

Il presupposto è che tutti i bambini e i ragazzi hanno dei bisogni (sviluppare competenze, relazionarsi con i pari, costruire un’identità, … solo per citarne alcuni). Compito delle figure educative è riuscire ad accoglierli e soddisfarli. Questi Bisogni Educativi diventano Speciali, quando l’intervento da parte degli adulti diventa più complesso. Quindi, nel caso dell’apprendimento, non per i BES è possibile insegnare con una metodologia tradizionale, ma è necessario utilizzare strategie personalizzate in base alle caratteristiche peculiari dello studente.

Quali sono i Bisogni Educativi Speciali?

La legislazione italiana raggruppa in 3 categorie i Bisogni Educativi Speciali. Li riportiamo di seguito.

1. Disagio severo

•     piano fisico

•     piano sensoriale

•     piano intellettivo

•     commistione di piani

(Legge 104 del 1992)

2. Disturbi Specifici dell’Apprendimento

•     dislessia

•     discalculia

•     disortografia

•     disgrafia

(Legge 170 del 2010)

3. Le altre situazioni che non rientrano nelle precedenti categorie e che comunque compromettano la realizzazione delle potenzialità dell’alunno nell’apprendimento

·      disturbo del linguaggio espressivo

·      disturbo misto del linguaggio espressivo-ricettivo

·      disturbo dell’apprendimento non verbale

·      disturbo lieve dello spettro autistico

·      funzionamento intellettivo limite

·      deficit lievi della memoria a breve termine

·      deficit lievi della memoria a lungo termine

·      difficoltà nella capacità di categorizzare

·      deficit attentivo e iperattività

·      compromissione temporanea e lieve della motilità

·      svantaggi socio-economici

·      differenze culturali

·      situazioni famigliari critiche

(Direttiva Ministeriale del 2012)
Nella scuola, per semplificare, si indicano come BES solo i ragazzi che manifestano caratteristiche afferibili all’ultima categoria. In realtà, per tutte e tre le casistiche è necessario un intervento complesso per promuovere la crescita e lo studio. Quindi, anche i ragazzi che manifestano un disagio severo o quelli che hanno una certificazione DSA, presentano dei Bisogni Educativi Speciali.

Perché è necessario utilizzare queste diciture?

Queste diciture raggruppano le situazioni vissute da diverse persone in base a loro caratteristiche simili e non fanno emergere le peculiarità di ciascuna. Tuttavia, sappiamo che due persone che esprimono un Bisogno Educativo Speciale afferibile alla stessa categoria, comunque sono tra loro molto diverse. Allora perché classificare? Perché usare questi termini?

Spesso usiamo le parole per semplificare concetti molto articolati. Prendiamo la parola “sedia”: alcune volte la usiamo in modo univoco. Per esempio, la usiamo in questo modo, quando dobbiamo chiedere al commesso di un mobilificio dov’è il reparto delle sedie. Eppure questa parola può riferirsi ad un insieme estremamente variegato. Pensiamo ad alcune caratteristiche: colore, presenza/assenza di braccioli, altezza tavolino / tavolo / banco bar, presenza / assenza rotelline, foderata / non foderata, in legno / plastica / metallo, fissa / pieghevole, … Ci sono davvero numerose variabili che rendono ogni sedia peculiare e stiamo parlando comunque di un oggetto. (Figuriamoci per un essere umano quanti aspetti ci sono!) Tuttavia per parlare con il commesso abbiamo usato la parola “sedia” per poter comunicare in modo agevole. Poi, quando saremo al reparto sedie del mobilificio, dovremo considerare tutti i criteri per scegliere. A seconda della necessità quindi: semplifichiamo la comunicazione o descriviamo i particolari.

Allo stesso modo i legislatori e gli specialisti nel settore dell’apprendimento (pedagogisti, insegnanti, psicologi, logopedisti, …) hanno dovuto definire con parole univoche situazioni simili per poter consentire la comunicazione tra istituzioni (stato, azienda socio-sanitaria e scuola) e per poter decidere insieme come procedere nella formazione dello studente. Così è possibile circoscrivere la problematica (ad esempio: difficoltà nella lettura) e stabilire l’elenco dei possibili interventi che si possono fare (ridurre i testi da leggere, affiancare la lettura all’audio del brano, …). Poi nel caso specifico, per poter scegliere le strategie personalizzate da quell’elenco, sarà comunque necessario considerare la persona per le molteplici componenti della sua vita: competenze cognitive, competenze motorie, emozioni, relazione con i pari, famigliari, … In questo modo è possibile notare non solo le difficoltà, ma anche le risorse e le potenzialità per quanto riguarda l’individuo, le sue relazioni, i materiali a disposizione e le organizzazioni in cui è inserito.

Quali sono gli interventi che può fare la scuola per gli studenti che presentano dei Bisogni Educativi Speciali?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare riferimento alla tabella per semplificare il discorso. Gli studenti che presentano dei Bisogni Educativi Speciali afferibili alla prima colonna usufruiscono del Piano Educativo Individualizzato (PEI). Chi manifesta Bisogni Educativi Speciali inquadrati nella seconda colonna fruiscono del Piano Didattico Personalizzato (PDP). Coloro che hanno caratteristiche raggruppabili nella terza colonna beneficiano sicuramente di una didattica calata sulle loro peculiarità e, se il consiglio di classe lo valuta come opportuno, viene stilato anche per loro un Piano Didattico Personalizzato (PDP).

Sia il PEI che il PDP sono dei progetti operativi interistituzionali stilati in cooperazione tra insegnanti scolastici, operatori dei servizi socio-sanitari e familiari. Riguardano le strategie da mettere in campo nell’insegnamento considerando aspetti cognitivi, motori, emotivi e sociali.

Nel PEI viene indicato un insegnante di sostegno e, solitamente, anche un assistente ad personam che a turno affiancano in rapporto 1 a 1 lo studente durante le lezioni scolastiche. Inoltre, nel Piano Educativo Individualizzato vengono indicati gli obiettivi dell’apprendimento, che possono essere minimi o differenziati. Gli obiettivi minimi sono il livello base previsto dal programma ministeriale per quel livello scolastico. Gli obiettivi differenziati sono appunto diversi da quelli previsti dal Ministero per quella classe. Al termine dei cicli scolastici, nel primo caso lo studente può ottenere un diploma equiparato a quello dei suoi compagni, nel secondo caso consegue un attestato.

Nel PDP sono elencati gli strumenti compensativi e le misure dispensative che possono essere utilizzati nelle lezioni, nei compiti a casa e nelle prove. Gli strumenti compensativi permettono di compensare le difficoltà facilitando l’esecuzione dei compiti valorizzando le risorse e allenando le competenze (ex.  la calcolatrice, le tabelle, i formulari, …) Le misure dispensative riguardano: la dispensa da alcune prestazioni (ex. lettura ad alta voce, prendere appunti…),  i tempi personalizzati di realizzazione delle attività, la valutazione mirata ad alcune competenze piuttosto che altre (ex. nei testi non viene valutata la forma ma solo i contenuto, …).

Si può guarire da un Bisogno Educativo Speciale?

Come detto, anche se alcuni quadri clinici sono considerati dei Bisogni Educativi Speciali, non è possibile dire il contrario. I Bisogni Educativi Speciali non sono una patologia, ma un modello di osservazione che considera tutti gli aspetti della vita e che presuppone uno sviluppo delle competenze nell’età evolutiva. Serve per promuovere le potenzialità del bambino e del ragazzo.

Questa domanda quindi non si può rispondere. Quindi, nell’affiancare lo studente utilizzando il modello proposto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, possiamo chiederci:

Su quali aspetti positivi (personali, sociali, materiali, organizzativi) posso contare per promuovere sua formazione?

Dott.ssa Valentina Albano, Psicologa Responsabile Equipe DSA/Bes, Casa dello Studente.

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