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Bullismo o conflitto tra pari?

Il termine bullismo indica il fenomeno delle prepotenze tra pari. Affinché una relazione tra soggetti possa prendere il nome di bullismo devono essere soddisfatte quattro condizioni:

  • si verificano comportamenti di prevaricazione diretta o indiretta;
  • queste azioni sono reiterate nel tempo;
  • sono coinvolti sempre gli stessi soggetti: uno/alcuni in posizione dominante (bulli), uno/alcuni più deboli e incapaci di difendersi (vittime);
  • avvengono frequentemente in presenza di altri compagni, spettatori o complici che possono assumere un ruolo di rinforzo del comportamento o semplicemente sostenerlo e legittimarlo.

Il fenomeno del bullismo viene spesso associato ad altre manifestazioni di aggressività giovanile e per questo confuso e non conosciuto in modo adeguato. Bisogna, innanzitutto, distinguere tra bullismo e normali schermaglie tra ragazzi o una sana conflittualità tra coetanei. Nel conflitto normale troviamo una simmetria relazionale, la quale indica che se oggi io sono oggetto di prese in giro e mi sento inadeguato, domani sarà il mio amico a divenire vittima di scherzi e la relazione tra noi non ne risentirà. Nel fenomeno del bullismo, invece, è sempre presente uno scarto tra la forza del prevaricatore e la debolezza del suo bersaglio e i due ruoli sono stabili e rigidi. Non accade mai, quindi, che la vittima possa sentirsi in diritto di manifestare le proprie emozioni o sentirsi libero di schernire il compagno che ha appena agito nello stesso modo nei suoi confronti. La relazione di bullismo rimane rigidamente unilaterale. Risulta, pertanto, importante che, nel momento in cui ci si avvicina a una conflittualità tra pari, prima di definirla bullismo e attivarsi in tal senso, si cerchi di leggerne le dinamiche e particolarità, in modo da intervenire nella maniera più adeguata. Riconoscere il fenomeno del bullismo permette di prevenirlo ma occorre anche saper valutare una sana conflittualità ed educarla al meglio, poiché è un elemento essenziale di ogni relazione.

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A cura di Stefania Ciaccia, Psicologa Pool Casa dello Studente

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