• Informazioni: 030 63 42 483
  • comunicazione@casadellostudente.net

Come favorire l’autostima nel contesto classe

Ogni individuo si costruisce un concetto di sé partendo dall’osservazione del proprio comportamento in diverse circostanze. I successi e i fallimenti, costituiranno il concetto di sé, ossia la percezione dell’insieme delle proprie capacità e dei propri limiti nei principali ambiti della propria esistenza: scolastico, lavorativo, sociale, familiare. La valutazione che l’individuo dà all’insieme delle proprie capacità e dei propri limiti costituisce l’autostima. Essa è, in parte, indipendente dal giudizio degli altri e ha una connotazione emotiva, in quanto un elevato livello di autostima porta a un umore positivo, mentre un basso livello di autostima porta a un senso di sconforto e di sfiducia. Per i giovani studenti con difficoltà di apprendimento l’autostima rappresenta un bersaglio vulnerabile dei giudizi delle persone significative, specie di genitori, insegnanti e coetanei.

In questa delicata fase di crescita, esperienze scolastiche e di apprendimento negative possono inficiare l’autostima e attivare reazioni di passività, di iperattività, aggressività o comportamenti di evitamento del compito. Se i bambini con un’alta autostima avranno più facilmente una naturale curiosità per l’apprendimento e saranno entusiasti nell’affrontare nuove sfide, al contrario, i bambini con bassa autostima mancheranno di fiducia in sé stessi e nelle proprie possibilità di successo. Di conseguenza faranno in modo di evitare le situazioni che vivono come potenzialmente mortificanti. Questo spiega il motivo per cui alcuni studenti preferiscono non far nulla persino quando, così facendo, ottengono i rimproveri dell’insegnante: preferiscono essere puniti  – e magari considerati eroi dai coetanei, piuttosto che essere considerati sciocchi.

Quali sono quindi i messaggi che possono contribuire ad abbattere l’autostima in un bambino con difficoltà di apprendimento nel contesto classe?

Ignorarlo e non dimostrare interesse per lui
Trasmettergli messaggi che indicano che non lo apprezzano o che non sta rispondendo alle aspettative ( “compito svolto con l’aiuto della maestra ” )
Attribuirgli un’etichetta negativa, ad esempio “sei pigro, sei disordinato, sei lento” oppure “sei sempre l’ultimo”
Fare paragoni con bambini più competenti e abili (“fatti aiutare da Giacomo che ha già terminato il suo lavoro…”; “ Fatti aiutare da Ale che è molto bravo in matematica”)
Fare commenti poco opportuni se il bambino chiede nuovamente spiegazioni o rimane indietro durante un esercizio o un lavoro di copiatura, come se fosse uno sforzo per tutta la classe aspettarlo o dedicargli del tempo.
Non lodarlo dei risultati o fare false lodi “vedi che se ci impegni ci riesci anche tu?”

Come l’insegnante può invece aiutare alunni con bassa autostima?

Assegnare attività che abbiano un significato, che siano propositive;
Dare compiti brevi e strutturati, con un limite di tempo, alternando i momenti di attività a momenti più tranquilli;
Premiare gli sforzi positivi;
Le istruzioni devono essere chiare, le cause e gli effetti sottolineati ed enfatizzati;
Considerare necessaria una pratica variata;
Rendere ogni esperienza di apprendimento il più possibile personalizzata;
Provare a sviluppare le esperienze di apprendimento a partire dai bisogni dell’alunno;
Scrivere commenti incoraggianti sul quaderno dell’alunno dando un feedback sul comportamento piuttosto che un apprezzamento sulla persona.

A cura della dott.ssa Francesca Cervati, Psicologa Equipe DSA/Bes Casa dello Studente.

Fonti:

I problemi emotivi e comportamentali degli alunni – Mario Di Pietro

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Diventa fan su Facebook

Iscriviti alla nostra
Newsletter