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“Non sono capace!” Come possiamo sostenere l’autostima dei ragazzi con Disturbo Specifico di Apprendimento?

Pur essendo dotati di intelligenza e buone risorse cognitive i bambini con Disturbo Specifico dell’Apprendimento hanno spesso storie scolastiche segnate da frequenti insuccessi. Le esperienze negative, così come il “non sentirsi capace” influenzano l’autostima, la relazione con l’altro, la motivazione ad apprendere e la percezione di sè. Molti studi hanno messo in relazione la bassa autostima col concetto di impotenza appresa definito come atteggiamento rinunciatario e passivo in seguito alla ripetuta esposizione ad eventi incontrollabili o percepiti come tali. Questo spesso a lungo andare ostacola la possibilità di apprendere e comprendere che le risposte e i comportamenti che mettiamo in atto possono in qualche modo modificare gli eventi. I bambini con Disturbo Specifico di Apprendimento presentano di frequente un quadro di questo tipo. Pur essendo molto spesso bambini con buone risorse cognitive, le continue esperienze di insuccesso sperimentate in ambito scolastico rafforzano in loro l’idea che è inutile sforzarsi, tanto non ce la faranno mai.

La famiglia e la scuola rivestono un ruolo importantissimo in questo senso. La serenità del bambino dipende anche dalla presenza di un ambiente tranquillo e rassicurante, sia in famiglia che a scuola; la capacità  da parte degli adulti di sostenere e riconoscere lo sforzo che il bambino quotidianamente fa è fondamentale per il suo benessere.

In che modo genitori e insegnanti possono essere d’aiuto?

Sia gli insegnanti che i genitori dovrebbero fornire un incoraggiamento ed un sostegno consistenti e continui:

Prestando attenzione ai sentimenti del bambino/adolescente cercando di aiutare il ragazzo a verbalizzare le sue emozioni;
Riconoscendo la fatica e la frustrazione del bambino e ricordandoci che certe razioni non sono un affronto personale ma l’espressione di una sua frustrazione(“Immagino che tu debba sentirti molto arrabbiato/frustrato per rispondermi in questo modo, ti va di prenderci una pausa?” anziché “non permetterti di rispondermi così!”);
Premiando lo sforzo e non solo il risultato (“Hai fatto un lavoro per cui ho notato che hai faticato molto, complimenti!”);
Valutando la prestazione, non il bambino (“Questo compito non è andato molto bene” anziché “Non sei stato bravo”);
Facendo leva e rinforzando gli aspetti positivi (“Ottimo! Sei riuscito a leggere questa frase molto più velocemente!” oppure “Hai fatto solo tre errori!”);
Aiutando il bambino a darsi obiettivi realistici in modo da interrompere la spirale dell’insuccesso.

Dott.ssa Francesca Cervati, psicologa Equipe DSA/Bes, Casa dello Studente.

Fonti:

Perché è così difficile imparare? Come la scuola può aiutare gli alunni con disturbi specifici di apprendimento, Roberto Medeghini

Nostro figlio è dislessico, Gianluca Lo Presti

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