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Rapporti di coppia: quali le domande da porsi?

“Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, ma s’era potuta riconoscere così.”

Italo Calvino

Le relazioni di coppia –sarà scontato dirlo- non sono sempre state come le conosciamo oggi in Europa. Fino a pochi decenni fa il matrimonio era una fondamentale tappa per entrare nel mondo adulto da persona realizzata. Tra nobili e borghesi nelle epoche passate i matrimoni venivano combinati per unire patrimoni e titoli. Nel popolo, il matrimonio era considerata una tutela economica e un patto di reciproco supporto per lo più pratico … in salute e in malattia dice la nota formula religiosa. Inoltre, il significato originario e etimologico di “matrimonio” è “compito di madre”: alludeva specificatamente alla finalità di procreare e, quindi, avere una discendenza. Insomma, spesso il matrimonio era considerato una tutela sociale e giuridica, l’amore invece veniva ricercato all’esterno. Con la rivoluzione nei ruoli sociali, le lotte per l’equità di genere e le importantissime leggi sul Diritto di Famiglia, questo scenario è cambiato. La donna non ha più bisogno di un marito per andare a vivere in una casa diversa da quella dei propri genitori, per possedere un immobile, per avere un sostegno economico, … Un uomo e una donna non devono essere per forza sposati per prendere una stanza in un albergo, per andare a convivere o per avere dei figli e presentarli alla società come legittimi. Le relazioni di coppia oggi si formano con un ventaglio più ampio motivi. Certo, ci sarà ancora chi vede la coppia come una garanzia di supporto economico oppure chi vede la propria realizzazione solo nel matrimonio e nella discendenza, ma a fianco di queste ragioni ce ne sono mille altre. La base con cui oggi si costruiscono la maggioranza delle relazioni è l’amore. Così, parallelamente, la durata delle relazioni non è più “finché morte non ci separi”.  Per amore nascono le storie e le storie finiscono quando termina l’amore (almeno da una delle due parti). L’amore, tra l’altro, è un  sentimento soggettivo che viene vissuto ed espresso in modo peculiare da ciascuno. C’è chi pensa di amare quando c’è la passione fisica e gelosia, chi sente di amare quando c’è piena confidenza con il partner, altri pensano che ci sia amore quando c’è sintonia nelle scelte, altri ancora quando c’è un supporto nelle questioni pratiche , … Spesso queste condizioni si mescolano, ma a volte non si incrociano.

Per esempio: cosa succede quando una donna che crede nella complicità incontra un uomo che crede nella praticità? A volte queste qualità si completano in modo equilibrato, altre volte invece si caricano di aspettative che vengono disattese fino a generare conflitto. Se lei crede nella complicità si troverà ad osservare lui per intuire i suoi pensieri e soddisfare le sue necessità: divertimento, coccole, tempo per sé, conforto, … Di converso si aspetterà lo stesso da lui per se stessa. Se lui crede nel supporto pratico, collaborerà nelle faccende domestiche, dividerà le spese, condividerà le scelte educative e il tempo dedicato ai figli, … E si aspetterà lo stesso da lei per se stesso. Se entrambi, in un qualche modo, rispondono alle aspettative dell’altro, ci sarà armonia. Se per caso, invece, ci sono delle divergenze, nasceranno delusioni e conflitti. A volte queste incomprensioni sfociano nel: “non mi ama abbastanza” oppure “mi sembra di non amarti più“.

Che fare in queste situazioni? A volte, capire qual è la dinamica che ha portato al conflitto e invertire la tendenza è difficile. Ci sono alcune DOMANDE UTILI che possono aiutare a vedere la situazione in modo più chiaro. Di seguito ne proponiamo alcune:

  • Sono aperto/a alla possibilità di risolvere il conflitto?
  • Se si va avanti con il conflitto, senza risolverlo, tra 2 anni come si presenterà la situazione? E tra 5 anni? Tra 10 anni?
  • Se ci lasciamo, cosa mi mancherebbe di lui/lei? Cosa mi mancherebbe del nostro stare insieme?
  • Qual è il mio ideale di coppia?
  • Il mio ideale di coppia è compatibile o si può avvicinare a quello di lui/lei?
  • Quale contributo positivo porto io alla coppia?
  • Quale contributo positivo vedo che lui/lei sta dando alla coppia?
  • Stare insieme a lui/lei, come mi ha cambiato? In cosa mi ha migliorato?
  • Cosa mi aspetto di diverso da lui/lei?
  • Cosa posso fare per aiutare lui/lei a venirmi incontro?

Sono domande valide per entrambi i partner… ognuno può rifletterci anche da solo, ma poi è utile discutere insieme delle risposte. Certo, è complicato e faticoso affrontare questi argomenti. Quando le risposte a queste domande non bastano nell’individuare una strada per trovare maggiore serenità e stabilità, diventa necessario rivolgersi ad un professionista qualificato che può offrire una visione più ampia della situazione e accompagnare la coppia nel proprio percorso di ricerca.

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A cura della Dott.ssa Valentina Albano, psicologa e psicoterapeuta Casa dello Studente

 

 

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