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Precocità della diagnosi e dell’intervento dei disturbi specifici dell’apprendimento

Le difficoltà di apprendimento rappresentano, come dimostrato da diverse indagini epidemiologiche condotte sul territorio italiano, uno dei più rilevanti problemi in ambito scolastico e psicopedagogico (Tretti et al., 2015).

Ormai, è noto in letteratura, che la precocità della diagnosi e dell’intervento dei disturbi specifici dell’apprendimento giocano un ruolo positivo nel determinarne l’evoluzione stessa. Appare auspicabile, quindi, spostare l’ottica dell’intervento dalla riabilitazione vera e propria a un’efficace opera di identificazione e di prevenzione dei potenziali disturbi e/o difficoltà.

La fascia d’età compresa tra i 3 e i 5 anni rappresenta un periodo fondamentale per l’acquisizione e la stabilizzazione di specifici precursori cognitivi (prerequisiti) delle abilità scolastiche. Dal punto di vista didattico, è di particolare importanza, soprattutto nell’ultimo anno di scuola dell’infanzia, avviare specifiche attività di monitoraggio e potenziamento dei prerequisiti, in modo che il bambino sia pronto, all’ingresso della scuola primaria, per l’apprendimento formale della lingua scritta e del calcolo.

I prerequisiti scolastici consistono in una serie di competenze cognitive, il cui ruolo nel favorire gli apprendimenti è fondamentale, nel senso che la loro presenza, stabilità ed automaticità costituiscono condizioni indispensabili perché i successivi apprendimenti possano poggiarsi su solide basi. La mancanza di una o più di queste condizioni costituisce un forte indice predittivo di rischio per lo sviluppo di difficoltà di apprendimento.

Un programma efficace di screening e potenziamento dei prerequisiti deve offrire alle insegnanti l’opportunità di affinare le capacità osservative e di apprendere nuove attività, con obiettivi chiari e specifici, favorendo una continuità didattica con la scuola primaria.

Le abilità importanti da osservare sono inquadrabili in alcune macroaree:

–          Aspetti comportamentali e motivazionali: interesse ad apprendere, concentrazione e temperamento.

–          Motricità: qualità della coordinazione generale e della motricità fine.

–          Espressione orale: ad esempio la capacità di raccontare un episodio vissuto o ricchezza del vocabolario.

–          Metacognizione: abilità quali la persistenza al compito o la capacità di trovare strategie per apprendere meglio.

–          Abilità cognitive: ad esempio la capacità di memorizzare contenuti verbali o visivi, e l’orientamento nello spazio.

–          Abilità metalinguistiche di pre-alfabetizzazione: consapevolezza fonologica, discriminazione dei fonemi e dei grafemi ecc.

–          Abilità di pre-calcolo: conoscenza della numerosità, capacità di confronto tra quantità ecc.

Dopo una prima fase di osservazione lo psicologo può offrire strumenti e strategie al fine di ideare e attuare con le insegnanti programmi di potenziamento mirati e specifici sulla base delle fragilità rilevate per ogni bambino.

Tale lavoro di prevenzione e preparazione agli apprendimenti scolastici realizzabile nella scuola dell’infanzia, può inserirsi così nel più generale obiettivo di un’educazione integrativa atta a compensare le mancanze derivanti da caratteristiche personali e fattori estrinseci per una didattica sempre più inclusiva.

Dott.ssa Valentina Albano, Psicologa, Pool Casa dello Studente.

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