Quando la difficoltà scolastica diventa un segnale
Con il passare delle prime settimane di scuola arrivano verifiche, interrogazioni e valutazioni.
Ed è spesso in questo momento che iniziano a emergere anche le prime difficoltà.
Un brutto voto, una materia che improvvisamente sembra più complicata, maggiore fatica nello studio o un ragazzo che comincia a dire più spesso “non ce la faccio”.
La prima reazione può essere quella di preoccuparsi.
Ma una difficoltà non è necessariamente un problema. Può essere, prima di tutto, un segnale da comprendere.
Un voto racconta qualcosa, non racconta tutto
Quando arriva un’insufficienza è naturale concentrarsi sul risultato.
Ma il voto è soltanto il punto di arrivo di un processo.
Dietro possono esserci conoscenze non consolidate, un metodo poco efficace, una preparazione discontinua, difficoltà nell’organizzazione oppure semplicemente una verifica affrontata male.
Per questo, prima di pensare immediatamente a recuperare il voto, può essere più utile chiedersi:
che cosa ci sta dicendo questa difficoltà?
Comprenderne l’origine permette di scegliere meglio come intervenire.
Recuperare non significa rincorrere
Quando iniziano ad accumularsi insufficienze, il rischio è entrare in una continua rincorsa.
C’è una verifica da recuperare, un compito da terminare, un’interrogazione da preparare.
L’urgenza prende il posto del percorso.
Un recupero efficace dovrebbe invece partire da ciò che realmente manca: individuare le difficoltà, stabilire delle priorità e costruire un lavoro sostenibile.
A volte sarà necessario recuperare alcuni contenuti. In altri casi bisognerà intervenire sull’organizzazione o sul metodo.
Fare di più non significa necessariamente fare meglio.
Chiedere aiuto è una competenza
Anche riconoscere di essere in difficoltà fa parte dell’apprendimento.
Uno studente autonomo non è quello che riesce sempre a risolvere tutto da solo, ma quello che progressivamente impara a capire quando può provare ancora e quando, invece, è utile chiedere aiuto.
Questa consapevolezza non nasce automaticamente.
Va costruita lasciando spazio allo studente, osservandolo e aiutandolo a leggere ciò che gli sta accadendo.
E per i genitori?
Davanti a una difficoltà scolastica non è sempre semplice capire cosa fare.
Intervenire immediatamente? Aspettare? Controllare di più? Cercare un supporto?
Non esiste una risposta valida per ogni situazione.
A volte un ragazzo ha semplicemente bisogno del tempo necessario per affrontare una difficoltà. Altre volte alcuni segnali continuano a ripetersi e suggeriscono che sia opportuno approfondire.
Anche il modo in cui iniziamo una conversazione può fare la differenza.
Dopo una verifica, ad esempio, oltre a chiedere “Come è andata?”, possiamo provare a chiedere:
“Come ti sei sentito?”
“Cosa pensi abbia funzionato?”
“Cosa faresti diversamente la prossima volta?”
Domande che aiutano a spostare l’attenzione dal giudizio alla comprensione.
Intervenire in tempo significa comprendere prima di agire
In Casa dello Studente cerchiamo di partire proprio dall’osservazione.
Non soltanto dal voto o dal compito da recuperare, ma dal modo in cui lo studente affronta il lavoro, dalle difficoltà che incontra e dalle strategie che utilizza.
Quando serve, il confronto tra tutor, responsabili ed équipe permette di leggere la situazione da più punti di vista e di individuare il supporto più adatto.
Perché prevenire non significa eliminare ogni difficoltà dal percorso di uno studente.
Significa evitare che una difficoltà temporanea, non compresa e non affrontata, finisca per diventare qualcosa di più grande.
Le difficoltà fanno parte del percorso scolastico.
La differenza, spesso, sta nel riuscire a riconoscerle, comprenderle e affrontarle nel momento giusto.
Casa dello Studente
Ci prendiamo cura dello studente.