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Dsa e Bes: destinazione scuole medie

Il passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria di primo grado è, come tutti i cambiamenti, un momento critico e delicato nel quale possono presentarsi emozioni contrastanti relative al nuovo cammino che ci si accinge ad intraprendere. L’ansia per l’incongnito si può mescolare all’entusiasmo che precede le novità. Sia il bambino che la sua famiglia possono sperimentare un senso di smarrimento davanti ai nuovi insegnanti, alle nuove materie, ai nuovi libri (che hanno molte più pagine di quelli fino a quel momento studiati!), alla nuova mole di studio e compiti a casa, ai nuovi compagni di classe…tutto cambia ma è importante riconoscere al bambino le proprie capacità; lui possiede le risorse per far fronte a tali cambiamenti. Il passaggio dalla scuola primaria alla secondaria di primo grado induce dunque emozioni molto complesse sia nelle famiglie, sia negli studenti, soprattutto in quelli con Bisogni Educativi Speciali. Capita spesso, infatti, che i genitori di questi ragazzi non vedano da subito l’applicazione, da parte degli insegnati, degli strumenti compensativi e delle misure dispensative previste dal PDP della scuola di provenienza. Ciò può suscitare tensione in quanto si osserva un inizio che può essere molto faticoso: dalla mole di compiti assegnati, spesso così ampia da costringere genitore e figlio a maratone notturne per terminarli, alle verifiche uguali a tutti gli altri, alle quali spesso consegue un voto non troppo soddisfacente. La fatica in questa prima fase può sembrare molta ma tale condotta da parte degli insegnanti non deve far pensare ad una inettitudine o superficialità nella gestione del caso specifico.

Quali sono gli elementi da considerare nel passaggio dalla scuola primaria alla secondaria di primo grado?                Un aspetto importante è la struttura della scuola: se il passaggio avviene all’interno di un Istituto Comprensivo, ci si può aspettare che ci sia una conoscenza del bambino e delle sue necessità educative e didattiche da parte del Dirigente Scolastico, del Referente per i DSA e, almeno in generale, dei docenti della Scuola secondaria nella cui classe sarà inserito. Se invece il bambino è iscritto in una scuola diversa, sarà necessario accertarsi che la diagnosi sia stata trasmessa, oppure portarla di persona. Prima di effettuare l’iscrizione, infatti, risulta sicuramente utile prendere contatto con il Dirigente Scolastico e/o il Referente sui DSA per verificare che ci siano tutti i presupposti per un inserimento adeguato.

Per l’iscrizione è necessario consegnare alla segreteria della scuola prescelta i seguenti documenti:

  • la domanda d’iscrizione;
  • la diagnosi funzionale rilasciata dal servizio di Neuropsichiatria Infantile dell’ASL di appartenenza o da un ente accreditato, e quindi la certificazione, la quale consente di avere misure dispensative e strumenti compensativi, ovvero misure applicate dalle insegnanti di classe per facilitare l’apprendimento dei bambini che trovano difficoltà a seguire il normale piano di studi;
  • il PDP dell’anno scolastico precedente (consiste in una diversificazione di tempi, metodologie e strumenti del programma scolastico, comune alla classe, per prevenire l’insuccesso scolastico).

 

La diagnosi funzionale e il PDP del quinto anno della primaria costituiranno la base per il Piano Didattico Personalizzato (PDP). Dopo l’iscrizione solitamente il Dirigente Scolastico invita il Collegio dei docenti ad individuare la classe più idonea cui destinare vostro figlio. In ogni caso è fondamentale rassicurare i figli che sarà fatto tutto quanto è necessario per sostenerli nel nuovo percorso. Nel caso in cui l’esperienza nella scuola primaria sia stata negativa o problematica, oltre a rassicurarli sarà opportuno incoraggiarli e trasmettere loro la fiducia che potranno incontrare insegnanti e compagni più disponibili.
Questo passaggio, così delicato e determinante, dovrebbe essere agevolato da un “progetto di continuità”. La continuità scolastica fa riferimento al passaggio da una scuola all’altra ed è sancita dal decreto ministeriale del 3 giugno 1991 e dalla legge n. 148 del 1990.
progetti di continuità prevedono incontri tra dirigenti scolastici, insegnanti, genitori, operatori ASL (se necessario), che permettono loro di prendere in esame la situazione ambientale nella quale il bambino dovrà inserirsi, di fornire notizie sugli interventi realizzati sul piano dell’integrazione e delle attività didattiche e di valutare eventuali difficoltà, al fine di costruire un percorso scolastico quanto più sereno possibile. Per alunni con Bisogni Educativi Speciali  è possibile preparare progetti di continuità che possano consentire, nel primo periodo dell’anno scolastico un accompagnamento del bambino nella nuova scuola, a cura di una delle insegnanti che hanno lavorato con lui nell’anno precedente. L’iniziativa deve essere programmata d’intesa tra i Collegi docenti delle scuole interessate e vede la collaborazione della varie risorse in campo, compresa la famiglia.

Detto ciò, è importante ricordare che il nuovo PDP dovrà essere redatto dalla scuola entro il primo trimestre dell’anno scolastico di riferimento, secondo quanto specificato dalle “Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento” allegate al Decreto 5669/2011. Per tale ragione è di fondamentale importanza che la famiglia comprenda l’esigenza, da parte degli insegnanti, di dedicare le fasi iniziali dell’anno scolastico alla reciproca conoscenza dei ragazzi. Per non rendere frustranti e stressanti questi primi mesi di scuola è utile ricordare al proprio figlio che le possibili verifiche uguali per tutta la classe, lo studio non strutturato sulle specifiche peculiarità, i numerosi compiti a casa e, più in generale, la non differenziazione degli apprendimenti, non sono frutto di un disinteresse da parte degli insegnanti, quanto piuttosto della necessità di capire il livello di partenza di ogni alunno della classe, i punti di forza e le criticità. Come potrebbe un professore diversificare una verifica semplificandola nei contenuti senza avere una conoscenza diretta pregressa delle abilità e delle competenze del ragazzo? La diagnosi può spiegare, in modo descrittivo le caratteristiche dello specifico disturbo dell’apprendimento ma difficilmente andrà a cogliere le peculiarità che caratterizzano le modalità di apprendimento di ognuno. E’ per tale ragione che anche in termini di legge il PDP, e quindi tutti gli strumenti compensativi e le misure dipensative previste per il ragazzo, può essere redatto entro 3 mesi dall’inizio dell’anno scolastico. In questo lasso di tempo è consigliabile non cadere nella tentazione di sostituirsi al proprio figlio nello svolgimento dei compiti a casa pur di farli tutti perché ciò implicherebbe un dato non reale relativo alle possibilità del ragazzo che andrebbe ad influire, probabilmente in modo non favorevole, sulla stesura del PDP. Dopo il primo mese e mezzo di lezioni potrebbe essere utile fissare degli incontri con i professori in modo da poterli conoscere e poter condividere con loro alcune informazioni sulle caratteristiche del proprio figlio; con una conoscenza minima di base, anche gli insegnanti sapranno indicare in modo più specifico quali strategie di apprendimento pensano possano essere utili per il ragazzo in questione. E’ quindi opportuno avere fiducia nel lavoro dei professori, dare loro le informazioni necessarie per conoscere al meglio proprio figlio ma lasciare anche che il tempo porti una conoscenza diretta, indispensabile per pianificare un intervento scolastico quanto più efficace possibile.

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Sitografia

http://dito.areato.org/scuola/come-avviene-il-passaggio-alle-medie/

https://www.edscuola.it/archivio/norme/leggi/l148_90.html (Dm 3/6/1991)

https://www.edscuola.it/archivio/norme/decreti/dm3691.html (Legge 148/1990)

https://www.notiziedellascuola.it/legislazione-e-dottrina/indice-cronologico/2011/luglio/DM_MIUR_20110712_prot5669/ann1 (Decreto 5669/2011)

https://it.pearson.com/genitori/secondaria-1-grado/bes-inclusione/passaggio-primaria-secondaria-studente-dsa.html#

A cura della dott.ssa Daphne Scotto di Carlo, psicologa Casa dello Studente

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